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#salvaiciclisti partner italiano della campagna Ue per i 30kmh

14 nov

T20-Herz-mphLa modifica a livello comunitario dei Codici della Strada dei Paesi membri e l’introduzione del limite limite di velocità a 30kmh in tutti i centri abitati con l’eccezione di quelle arterie dove le autorità locali sono in grado di dimostrare che le esigenze ambientali e di sicurezza degli utenti più vulnerabili della strada sono soddisfatte anche se i veicoli a motore viaggiano ad andature più sostenute.

E’ questo l’obiettivo di un’iniziativa popolare lanciata da associazioni, comitati, gruppi organizzati e singoli cittadini nei vari Paesi dell’Unione. In Italia come partner della campagna sono stati individuati il movimento #salvaiciclisti e Legambiente, che peraltro hanno già promosso nel nostro Paese un’iniziativa analoga con la petizione #30elode.

Obiettivo della campagna europea è quello di raccogliere un milione di firme nel giro di un anno per portare in Commissione e nell’Europarlamento una proposta di legge popolare che fissi il limite di velocità urbano a 30kmh (20 mph). Questo limite – spiegano i promotori – si è dimostrato efficace da più punti di vista: riduce il numero di morti e feriti, il rumore, lo smog, le emissioni di gas serra; inoltre rende il traffico più scorrevole, riduce l’attuale percezione di insicurezza legata alla mobilità, rende più attraenti modalità di spostamento alternative all’auto privata, come i piedi, la bici o il trasporto pubblico.

Auto, tanto sgommare per nulla (velocità reale e velocità percepita),

10 ago

Su fb è nato il gruppo Zona 30. Qui alcuni spunti di riflessione su auto e velocità/sicurezza, auto e velocità  reale/velocità percepita.

Ridurre la velocità media dei mezzi a motore di un solo chilometro orario farebbe diminuire la mortalità del quattro per cento le vittime della strada nel nostro Paese.

La letteratura scientifica da diversi anni offre resoconti estremamente particolareggiati sul nesso velocità-mortalità. I neurologi spiegano che sopra i 30 all’ora i nostri sensi e le nostre percezioni si alterano, perdono nitidezza. A quella stessa velocità l’impatto con un auto corrisponde per un pedone alla caduta libera da tre metri d’altezza. Investire una persona a 50, a 75 o a 100 all’ora equivale a spingerla giù dal balcone del terzo, del settimo o del tredicesimo piano di un palazzo, quaranta e rotti metri senza nessun telone dei pompieri ad attutire il colpo. Inoltre per fermare un veicolo lanciato a 50 orari servono una trentina di metri: una dozzina se ne va nella frenata vera e propria, mentre una quindicina corrono via prima che il guidatore riesca a reagire (si stima che il tempo di risposta sia pari a un secondo). In pratica se a 50 all’ora ci si accorge di un pedone quando è a meno di 15 metri dal cofano, l’urto avverrà esattamente a 50 all’ora. E’ stato anche stimato che ridurre di un solo chilometro orario la velocità media nel nostro Paese farebbe diminuire la mortalità del quattro per cento. Rinunciare a un chilometro in cambio di 160 italiani vivi in più è assurdo? E rinunciare a una ventina di chilometri orari in cambio del dimezzamento dei decessi su strada ha senso oppure no?

Bene, pensiamo ora a tutte le regole che (nel nostro interesse) hanno costretto i bar a mettere le bustine al posto delle vecchie zuccheriere col cucchiaino, a quelle che definiscono le sostanze che è lecito utilizzare nella fabbricazione di giochi per bambini, a quelle che precisano i livelli massimi di ciascun componente delle vernici con cui pitturiamo le pareti di casa… La nostra quotidianità cambia anche col cambiare delle regole. E dunque: non è strano che l’Unione Europea non abbia sentito l’esigenza di un Codice della Strada comunitario e di una direttiva sulla velocità dei veicoli? E non è altrettanto strano che il nostro Codice della Strada ammetta ancora oggi nelle città, dove c’è un elevata concentrazioni di ciclisti e pedoni, una velocità sicuramente capace di nuocere?

Sia chiaro: puntare a una mobilità più sicura e sostenibile attraverso la via legislativa non è il mio cavillo di battaglia. Mi piacerebbe poter fare affidamento sull’educazione dei miei concittadini, contare su un senso civico talmente elevato da rendere superflua qualsiasi aggiunta alla stringata formulazione della Convenzione di Ginevra: ogni conducente di veicoli deve conservare costantemente il controllo della propria velocità e condurre in maniera ragionevole e prudente.

In attesa della realizzazione di questo fantastico progresso sociale e culturale, è arrivato il momento di ridurre la velocità urbana. Potrebbe farlo il Governo, il Parlamento, i sindaci. Ma sicuramente è impopolare abbassare i limiti da 50 a 30 o a 20 chilometri orari. Un cinico potrebbe ipotizzare che c’è chi preferisce perdere migliaia di elettori l’anno in incidenti stradali che avere tante persone in buona salute e perdere però il consenso. Anzi, la maggioranza degli amministratori locali ritiene che la moderazione della velocità nel loro Comune sia impossibile, ridicola, non plausibile perché non si può chiedere all’automobilista di utilizzare a un decimo delle sue possibilità una cosa che arriva a 200 all’ora. Ma come? E perché non sarebbe verosimile? Tra gli automobilisti già oggi c’è una distanza enorme tra la velocità reale e quella percepita. Credono di andare forte perché hanno un motore in grado di farlo, però a conti fatti nelle grandi città viaggiano sempre sotto i 30 all’ora. A Torino gli spostamenti in auto si effettuano in media a 26 kmh, a Genova a 25, a Roma a 23, a Milano a 22, a Napoli a 21 e a Palermo addirittura a 20. Nel traffico, è chiaro, si corre solo se c’è un tratto libero, magari tra un semaforo e l’altro. Ed è uno sforzo oltreché pericoloso per se stessi e gli altri anche abbastanza inutile: vari test su strada confermano che la guida aggressiva in città può far risparmiare una sessantina di secondi ogni dieci chilometri…

Tanto sgommare per nulla.

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