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La mobilità urbana per i grillini? Autosilos, funivie e, soprattutto, automobili automobili automobili

21 nov

Qual è la ricetta grillina per uscire dal perenne ingorgo metropolitano? Semplice: sostituire i parcheggi sotterranei con gli autosilos, abolire i biglietti cartacei dei bus perché diventano in fretta spazzatura, costruire funivie e cabinovie urbane per collegare le periferie col centro storico, sorvegliare i semafori con le telecamere e, soprattutto, tranquillizzare gli automobilisti garantendo che non verrà fatto nulla per limitare il loro sacrosanto diritto a perdere ore e ore in mezzo al traffico, allo smog, al rumore.

Non scherzo (purtroppo). E’ scritto tutto nero su bianco nel Programma Trasporti del Movimento 5 Stelle di Roma. L’obiettivo della strategia grillina per la Capitale è chiaro. Si sbraita demagogicamente contro bersagli facili (i numerosi cantieri dei garage sotterranei o la parentopoli Atac, l’azienda del trasporto pubblico), ma non si mette in discussione la facoltà di utilizzare l’auto dove, come, quando si vuole.

Puntiamo a ridurre il numero di auto – scrive nella premessa del suo piano per la mobilità M5S –  a livelli in linea con le più virtuose capitali europee“. Bene. Uno che punta realmente a questo target dovrebbe farsi due conti: oggi il 66% dei romani si sposta in auto, la media delle altre metropoli europee è sempre inferiore al 50%. Morale: bisogna togliere la macchina da sotto il culo ad almeno mezzo milione di romani che la usano quotidianamente e spiegare anche come è concretamente possibile raggiungere questo risultato. Chi mi spiega perché si dovrebbe ridurre del 16% o più il traffico motorizzato facendo crescere i parcheggi verso l’alto anziché verso il basso? Mettendo panchine coperte alle fermate dei bus? Abbassando lo stipendio dei dirigenti Atac? Costruendo funivie/cabinovie urbane nelle periferie più penalizzate dalla inadeguatezza dei collegamenti col centro della città? Tutte queste straordinarie trovate, più che eliminare la congestione,  condannerebbero la Capitale ad un altro mezzo secolo di ingorgo e, peggio, a un secolo di presa per il culo internazionale. Già che c’erano potevano mettere sul piatto, insieme alle cabinovie, pure il Colorado Boat, l’Ortobruco Tour e la Magic Mountain. L’effetto sul traffico è identico, ma vuoi mettere il divertimento.

Ortobruco Tour

Magic Mountain

In realtà, a parte la premessa iniziale, non c’è un solo punto del programma in grado di produrre davvero una riduzione dell’altissima densità automobilistica di Roma (dove ci sono il triplo dei veicoli presenti a New York o Tokio), ma un mero calcolo elettorale: anche quelli dell’ora basta! e del vaffa day non hanno il coraggio di invertire la rotta dicendo che almeno 500mila romani (patentati e dunque maggiorenni e dunque potenziali elettori) da domani mattina devono rinunciare alle quattro ruote. E’ molto più rassicurante, in vista del voto amministrativo,  sommare banalità, incompetenza e quelle azioni evergreen già presenti nel vecchio programma elettorale di Alemanno e di tanti sindaci prima di lui:  completamento dell’anello ferroviario,  modernizzazione del trasporto pubblico, telelavoro, megaparcheggi…

Forse sbaglio io a prendere sul serio il loro programma, così come ho sbagliato a compulsare quello del neo sindaco Pizzarotti a Parma, immaginandolo pieno di novità e trovandolo colmo di banalità. Magari quella dei grillini è solo un’iniziativa comica, cabarettistica. E allora se l’obiettivo è quello di passare una serata in allegria, do volentieri il mio contributo alla pubblicizzazione del loro appuntamento romano di lunedì prossimo quando, presso un’associazione ricreativa (ecco, appunto!), M5S presenterà la sua città piena di funivie, rotatorie, parcheggi multipiano e tanto, tanto, tanto traffico.

Ieri un altro successo di #salvaiciclisti. E domani?

17 nov
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Le sagome disegnate sulle strade milanesi in occasione di #bastamortinstrada

L’età della pietra non è finita perché sono finite le pietre. L’età dell’automobile non finirà perché è finito il petrolio. M’è sempre piaciuta questa frase e ci pensavo ieri sera mentre pedalavamo tutti insieme, in oltre 30 città italiane, per #bastamortinstrada. Il flash mob (lo chiamo così perché è stata una mobilitazione organizzata spontaneamente in un flash) è stato un successo e lo spiega bene Rotafixa nel suo biciclette al Quirinale.

Forti di quest’esperienza, proviamo ora a guardare avanti, a domani, a non farci prendere in giro da politici e amministratori pubblici. La strada indicata dalla critical mass rimane quella giusta : non vogliamo un pezzo di strada, la vogliamo tutta. Vogliamo città a basso tasso di motorizzazione, dove non esiste più l’auto di proprietà e i veicoli a motore che ci sono, sono in sharing, in condivisione, per assorbire quella parte di mobilità che proprio non può essere soddisfatta diversamente. Nei centri urbani si può (e si deve) muoversi a piedi, in bici, col trasporto pubblico.

Questo per me è il nostro primo e unico punto all’ordine del giorno.  Tuttavia, va detto, questo Paese non è ancora pronto, culturalmente, per decretare la fine dell’era dell’automobile (anche se molti segnali vanno in quella direzione). E allora l’unica mediazione possibile, l’unica rivendicazione, è quella di città a 30kmh. Non è il punto di arrivo, ma un’ottima mediazione. Un passaggio intermedio. Perché i 30 orari sono l’unico strumento di immediata attuazione che garantisce molteplici ricadute positive (più sicurezza, più qualità ambientale e più qualità della vita, meno smog, meno rumore, meno traffico, più bici, più pedoni, meno conflittualità…) e perché i 30 orari hanno l’indiscusso pregio di dimostrare a chiunque l’anomalia della mobilità attuale, dove chi usa l’automobile crede di andare veloce perché ha un mezzo in grado di andare veloce e invece nella realtà si sposta mediamente in città a 20kmh e talvolta anche meno.

A livello nazionale e a livello locale, nell’interlocuzione col Parlamento e in quella col Municipio, non accontentiamoci, non accettiamo mediazioni al ribasso, non lodiamo amministratori che promettono un pezzo di ciclabile o sistemano una rotatoria pericolosa. E’ solo un’ottima pubblicità per loro e un modo per rinviare sine die un cambiamento radicale della mobilità. Non vogliamo solo un pezzo di strada, la vogliamo tutta. La vogliamo tutta nell’interesse non solo dei ciclisti, ma di tutti quelli che in città vivono, lavorano, abitano, si spostano. E il momento giusto per prendersela è adesso!

Firenze, Roma e Milano tra le 10 città europee più congestionate

2 nov

Ci sono tre città italiane tra le dieci più congestionate d’Europa: Milano, Roma e Firenze. Lo rivela uno studio di Inrix, società internazionale di infomobilità, che ha analizzato la viabilità autostradale e quella all’interno delle grande aree metropolitane dei Paesi Ue

Gli automobilisti che perdono più tempo a causa della congestione sono quelli che si spostano a Milano, seguiti dagli abitanti di Bruxelles e Anversa in Belgio, da Parigi, da Manchester e da Rotterdam. Roma è al settimo posto e precede Londra, l’olandese Utrecht e Firenze. E mi sa che in quest’ultimo caso il fatto che il sindaco vada in giro in camper non aiuta…

Automobilista, ti amo

15 ott

L’automobilista non è il mio nemico. Io amo il singolo automobilista.

Lo amo perché è un potenziale ciclista urbano: il numero di persone che usano la bici cresce perché ci sono automobilisti che scendono dalla macchina e iniziano a pedalare. Lo amo  perché condivide con me l’irritazione (sentimento negativo e positivo insieme) nei confronti di una mobilità che provoca solo perdite di tempo, di soldi, di salute, di sicurezza.

Amo il singolo automobilista perché è così teneramente ingenuo da pensare che difendere la mobilità automobilistica sia un suo interesse e così facendo, al contrario, tutela solo gli affari di petrolieri, assicuratori, case automobilistiche, sindaci e governanti che lo usano come salvadanaio: a loro non interessa che l’automobilista si muova, gli basta che paghi. Lo amo perché inizia a capire che oramai la macchina non è più uno status symbol e che, al contrario, è la qualità e l’efficienza dello spostamento il vero motus symbol. Lo amo perché non è più disposto a sborsare migliaia di euro ogni anno in cambio di una esasperante immobilità. Lo amo perché si lascia così infantilmente influenzare dalla pubblicità che sarà sufficiente sostituire la propaganda sull’auto con spot sulle bici per convincerlo in un nanosecondo a rottamare la macchina.

Lo amo perché è il mio alleato più numeroso, perché la sua stanchezza e il suo stress da ingorgo si trasformeranno in massa critica per obbligare gli amministratori pubblici a cambiare marcia, a rivoluzionare il modo di muoversi in città. E poi amo il singolo automobilista perché è il mio passato, perché un tempo anch’io sono stata automobilista.

Amo l’automobilista. Davvero.

L’ingorgo? Nasce a Caporetto

12 ott

Alle 2 di notte del 24 ottobre 1917 le forze austro germaniche lanciarono l’attacco contro le linee italiane tra Plezzo e Tolmino, vicino a Caporetto. In breve tempo le difese italiane, prese alla sprovvista, capitolarono, i morti furono 12mila, i prigionieri centinaia di migliaia. (…)

Sugli eventi di Caporetto s’è ovviamente concentrata l’attenzione di numerosi studiosi. Uno di loro, lo storico liberale inglese George Macaulay Trevelyan che si trovava al fronte con la Prima Unità delle autoambulanze della Croce Rossa britannica, ha aggiunto alle cause della disfatta un singolare elemento: il traffico. Testimone diretto dei fatti, nel libro Scenes from Italy’s war Trevelyan ha sostenuto che il numero dei prigionieri, delle armi e dei mezzi perduti è stato ancor più grave per colpa di un ingorgo e dell’assenza di una qualsiasi disciplina stradale. Prima del 1915 a Roma i veicoli a motore viaggiavano a sinistra e a Milano dalla parte opposta. Cadorna (sempre lui), nel tentativo di mettere ordine, aveva contribuito al disorientamento generale ordinando che nelle regioni sottoposte al suo controllo i veicoli viaggiassero a destra, ma non nell’attraversare i centri urbani, dove dovevano tenersi a sinistra.

Il federalismo delle norme di circolazione, vista anche l’esigua consistenza del parco macchine, fino a quel momento non aveva creato grossi problemi. Ma nei momenti di panico e smarrimento che avevano seguito l’avanzata nemica, quando colonne di mezzi prendevano la via della fuga e altri procedevano in direzione opposta, il fatto che ogni autista stesse dal lato della strada che gli aggradava di più, aveva accresciuto il caos a dismisura. Trevelyan, stupito da quello che vede, lo racconta così:

Sulla strada principale da Cormons a Udine ci muovevamo pochi metri alla volta, ma ben presto rimanemmo bloccati per tutta la notte. […] All’alba l’irregolare serpente avanzava a singhiozzo, fermandosi e ripartendo in continuazione. Non c’era nessuno a gestire la viabilità, nemmeno un carabiniere. […] L’unico ufficiale che provava a dirigere il traffico stava semplicemente facendo la cosa sbagliata vietando agli autoveicoli di sorpassare i carri trainati dai cavalli, ordine che non faceva altro che aumentare la confusione. […] Nel frattempo migliaia di contadini sui loro carri si univano alla ritirata, facendo crescere la congestione. L’assenza totale di regole ha raddoppiato il numero dei cannoni, dei camion e dei carri che caddero nelle mani del nemico. Quasi nessuno si accorse che, a breve distanza dalle due o tre strade principali intasate dalle masse in fuga, ve ne erano altre, secondarie, perfettamente sgombre. Ognuno fece quello che credeva giusto.

(Tratto dal libro No Bici, Ediciclo Editore, 2012)

Eppure i sindaci non capiscono

8 ott

Togliere le auto da una strada cambia completamente la visione della città, restituisce bellezza, dignità, coesione sociale agli spazi urbani. Togliere le auto da una strada non è un  intervento di moderazione del traffico. Togliere le auto da una strada è voler bene alla propria città, a chi la abita e a chi la vive. Ma questo i sindaci non lo capiscono.

 

La ghigliottina pedonale

7 ott

Esistono a Parigi dei posti maledetti. Il passaggio riservato ai pedoni in Place de la Concorde si trova sul luogo dove, due secoli, fa si ergeva la ghigliottina. Oggi alcuni individui particolarmente agili riescono a sfuggire all’orda degli automobilisti.

Robert Doisneau

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