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E se abolissimo i sindaci?

24 Lug

C’è un pluriennale dibattito sull’abolizione delle Province, ritenute giustamente inutili o al più uffici di collocamento di partito, dove piazzare tromboni della poltrona o eterne promesse della politica. Ma da un po’ di tempo mi pongo lo stesso interrogativo rispetto alle città. A che servono i sindaci? Quasi tutti gli 8000 e rotti primi cittadini italiani governano, nel migliore dei casi, con un solo obiettivo: essere rieletti per un secondo mandato o sfruttare la sindacatura per fare carriera. E quindi passano anni stando attenti a smuovere le acque il meno possibile, cercano di non urtare la suscettibilità dell’automobilista elettore, di non dar fastidio ai bottegai, di tenersi buoni i tassisti, di dare l’idea che sono impegnati per i giovani e per gli anziani, per il centro storico e le periferie eccetera eccetera. Spinti dall’unico criterio guida della ricerca del consenso oggi inaugurano un  nuovo parcheggio multipiano e domani un breve tratto di ciclabile, domani ristrutturano in pompa magna l’asilo nido e il giorno dopo tagliano zitti zitti i fondi per i servizi all’infanzia, poi autorizzano il mega centro commerciale e contemporaneamente lanciano la politica per la tutela dei piccoli negozi di quartiere. Un continuo esercizio di equilibrismo che non cambia assolutamente la città che amministrano. O meglio: non la cambia in meglio, mentre qualche volta la cambia in peggio.

Per ripensare le città ci vuole coraggio, ci vuole responsabilità, servono scelte immediate e una visione chiara degli obiettivi futuri e delle scelte necessarie a raggiungerli. E invece noi abbiamo allevato una classe di sindaci pavidi, che vivono alla giornata, che vanno in giro per convegni, a tagliare nastri, rilasciano dichiarazioni alle tv locali e lasciano tutto com’è, per non perdere consensi. Che ce ne facciamo di sindaci così? Non sono in grado di far rispettare nemmeno le strisce pedonali, di garantire cose banalissime, figuriamoci quelle più complicate.

E quindi: perché non pensare di abolire la carica, di renderla non elettiva, ma di assegnarla per concorso. Gli aspiranti sindaci si presentano coi loro bei titoli e con un progetto chiaro, una carta di impegni diversa da quelle squallide promesse da programma elettorale. I cittadini votano per approvare o disapprovare non tanto la persona, quanto il progetto che propone (che so: una città senz’auto, la raccolta differenziata al 75%, la decostruzione e la ricostruzione delle periferie più invivibili…). Se il sindaco non rispetta i piani nei tempi giusti, zac, viente tagliato e avanti un altro che però dia seguito a quel progetto…

E’ un’idea folle? Pericolosa? Bah, a me sembra più folle la situazione attuale…

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Sviste Ciclabili

24 Apr

La prova provata che le piste ciclabili le progettano automobilisti-sindaci e automobilisti-ingegneri (tanto poi loro vanno in macchina, mica in bici) sta in questa carrellata di sviste ciclabili internazionali, strafalcioni tanto evidenti quanto frequenti che spero arricchirete anche voi segnalando e postando nuove fotografie.

Prendiamo subito in esame una classica svista ciclabile: il palo in mezzo alla carreggiata. Nella ciclopista romana “Attento!” (foto1), a metà di una discesa, ce n’è uno di grosse dimensioni (così anche il più incauto pedalatore può vederlo prima di sbatterci contro). 

Foto 1. Roma, pista Attento!, Viale delle Belle Arti

In Inghilterra un pool di ingegneri (foto 2 e 3) usa il palo come standard progettuale: in diverse località hanno infatti replicato pali gemelli.

Foto 2. Pali gemelli

Foto 3. Pali gemelli

 

Naturale variazione di questa tipologia di ciclabile è la pista spot, dove a fare le veci del palo è il cartellone pubblicitario. Peraltro la reclame dell’esempio (foto 4) è particolarmente azzeccata: km zero. Già, quanti metri puoi fare se incroci un affare del genere?

Foto4. Roma, ciclopista "Spot", via delle Milizie

Oxford e Greenwich (foto 6 e 7) sono due straordinari esempi della soluzione tecnica escogitata per obbligare i ciclisti a rispettare lo stop.

Foto 6. Stop a Oxford

Foto 7. Stop a Greenwich

 

Altra infrastruttura assai imitata è la ciclabile a ostacoli. A quella di Roma – la pista Edwin Moses – la giuria internazionale del concorso “Automobilista Bastardo” ha assegnato l’oscar all’unanimità (foto 8).

Foto 8. Roma, ciclopista "Edwin Moses" in via Giuseppe Berto

Nello stesso concorso il premio ciclabile slalom lo ha conquistato, giustamente, la pista londinese “Alberto Tomba” (foto 9), mentre una speciale menzione della giuria è andata alla ciclopista di Honolulu, ispirata ai sinuosi movimenti delle danze tradizionali hawaiane e col dettaglio del tombino inghiotti-copertoncini incorporato (foto 10).

Foto 9. Londra, ciclopista slalom

Foto 10. Honolulu, ciclopista "Aloha"

Si richiama alla tradizione locale anche l’architetto australiano che ha disegnato la ciclabile boomerang (foto 11), che si spinge fino a un certo punto e poi per magia costringe al dietrofront.
 
Foto 11. Sidney, ciclopista “Boomerang”
 
Le variazioni sul tema boomerang sono praticamente infinite, come testimoniano la ciclabile milanese “Senza via di uscita” (foto 12), 

Foto 12. Milano, ciclopista "Senza via di uscita"

la ciclabile di Edimburgo “Anda e rianda” (foto 13)

Foto 13. Edimburgo, Anda e Rianda

o le due ciclabili modenesi “‘ndovai?” (foto14)
 
 
e “aho, ti ho detto ‘ndovai?” (foto 15).
Foto 15. Modena, aho, ti ho detto ndo vai?
 
Ingegneristicamente sofisticata è la ciclabile navigabile (Foto 16), riservata a ciclisti esperti e in possesso di patente nautica
 

Foto 16. Roma, ciclabile navigabile

 
mentre è addirittura geniale la cicloscalinata (foto 17 ), che costringe il pedalatore a salire per 6 piani per poter proseguire.
 
 

La mia preferita, però, è la più ecologica: la riciclopista riciclabile (foto 18), itinerario per due ruote disseminato di contenitori per la raccolta differenziata.

Foto 18. Gateshead, riciclopista riciclabile

 
Poi si torna ai classici: la ciclosogliola di Manchester (foto 19)
 

Foto 19. Manchester, ciclosogliola

la ciclosogliola con parcheggio bus schiacciaciclisti incorporato (Edimburgo, foto 20)

Foto 20. Edimburgo, ciclosogliola

e la ciclotrappola, altra infrastruttura per le due ruote diffusissima (nella foto 21 un esempio modenese).

Foto 21. Modena, ciclotrappola

Grazie al quotidiano lavorio degli automobilisti abbondano le piste cicloparcheggio (foto 22 e 23 )

Foto 22. Milano, via Vittor Pisani

Foto 23. Melegnano, via Zuavi

E chiudiamo con una short-pist, una short-list delle piste ciclabili più corte del mondo (foto 24-31)

Foto 24. Bristol

Foto 25. Liverpool

 

Foto 26. Glasgow

 
 
  

Foto 27. Leeds

Foto 28. Leeds

 

Foto 29. Leeds

Foto 30. Woodford Bridge

Foto 31. South Croydon
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 L’unica nota di speranza arriva dal Comune di Roma dove il sindaco Alemanno, preoccupato dei troppi incidenti che coinvolgono i ciclisti, ha deciso di correre ai ripari. Un team di tecnici e ingegneri della sicurezza stradale ha infatti progettato il nuovo logo (foto 32) per segnalare la presenza di una ciclabile che comparirà su tutte le piste capitoline a partire dal prossimo mese di giugno.
 

Foto 32. Roma, segnalazione stradale pista ciclabile

 
P.S. Un particolare ringraziamento a Lara Come, Ciclostile Modena, l’Abici Melegnano, Francesco Tagliavini, Franco Cipollone e a tutti quelli che hanno segnalato immagini o si sono fatti amichevolmente sottrarre le proprie fotografie.