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In Giappone l’auto #salvaiciclisti

17 Gen

Sembra una via di mezzo tra una di quelle automobiline che circolano suii campi da golf e un materasso ripiegato con le ruote. Si chiama ISAVE-SC1 ed è un triciclo elettrico progettato da un gruppo di studenti giapponesi dell’Università di Hiroshima come soluzione per ridurre il rischio per ciclisti e pedoni di farsi male in caso di incidente. Il veicolo è essenzialmente la continuazione logica del concetto di airbag con cuscini d’aria che, anziché gonfiarsi al momento dell’urto, rivestono completamente la struttura rimpiazzando la tradizionale carrozzeria.

La scocca morbida ha il compito di attenuare l’impatto in caso di incidente sia per gli investiti che per l’investitore. L’autonomia è di 30 km dopo otto ore di carica e la velocità massima è di 50 chilometri orari. Il prototipo era semplicemente lo svolgimento di un compito scolastico, ma il progetto è piaciuto alla società giapponese Humanix che intende portare in produzione per il mercato nazionale l’ISAVE-SC1.

A Lecce nasce il Movimento 5 Selle

3 Dic
xmail.gifGli studenti dell’Istituto tecnico Galilei Costa di Lecce hanno lanciato un nuovo movimento: il 5 Selle. Un’iniziativa trasversale per diffondere la mobilità sostenibile su due ruote che vuole “stringere alleanze con chi si occupa già da tempo e con grande impegno della questione, per creare azioni innovative e di forte impatto e fare pressione sulle istituzioni competenti”.
La prospettiva dei giovani leccesi? “Vogliamo una città in cui siano gli automobilisti a dover chiedere permesso ai ciclisti- spiegano Gioia e Martino, due attivisti del Movimento 5 Selle – città in cui le auto devono protestare per avere corsie preferenziali e per viaggiare in sicurezza. Vogliamo che tutte le mattine migliaia di bambini e ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori possano raggiungere la propria scuola in bici: ma riuscite a immaginare come cambierebbero Lecce e tutte le altre città se tutti i giovani si spostassero in bici?”.

Mobilità, dieci proposte “subito” per i sindaci

3 Dic

Il Comitato scientifico degli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova ha finalmente sistematizzato i contenuti emersi dal dibattito dell’appuntamento di Reggio Emilia. E’ stato stilato un decalogo di interventi che le amministrazioni locali possono realizzare “subito” per migliorare la sicurezza stradale e dare impulso a una mobilità non motorizzata che va ad affiancare e integrare le tre azioni definite prioritarie dagli Stati Generali (30 orari in ambito urbano, dimezzamento incidenti stradali con morti e feriti, obiettivo del di portare almeno al 60% del totale l’insieme degli spostamenti a piedi, in bici, col trasporto pubblico).

Ecco le dieci azioni che #salvaiciclisti, Anci, Fiab e Legambiente chiedono ai sindaci di mettere subito in pratica nel proprio territorio:

 1.                 Limite a 30 Km/h eccetto viabilità principale

Occorre un impegno a porre il limite di velocità in ambito urbano a 30 Km/h, con eccezione della viabilità principale come individuata dagli strumenti di pianificazione locale. Il limite va accompagnato da misure infrastrutturali di moderazione del traffico.

2.                 Obiettivi di miglioramento concreti

Per migliorare bisogna darsi degli obiettivi e bisogna misurare nel tempo il loro andamento. Gli obiettivi devono riguardare il riequilibrio nella ripartizione tra i modi di spostamento, la riduzione degli incidenti, della congestione, delle esternalità ambientali. Occorre quindi che ogni amministrazione locale si impegni a definirli in modo condiviso e nel quadro degli strumenti di pianificazione, a fornire i propri dati, a monitorarli nel tempo, a dedicare investimenti adeguati a raggiungerli. In particolare vanno misurati localmente la composizione modale del traffico e l’incidentalità stradale. Nel breve il Comune deve portare gli spostamenti individuali motorizzati sotto il 40% del totale e dimezzare il numero di incidenti stradali con morti e feriti.

3.                 Strade scolastiche car free

Attivare progetti condivisi con le scuole e le famiglie, che puntino alla protezione dei percorsi casa – scuola (pedius e ciclobus) e degli ingressi alle scuole (chiusura in orario di ingresso-uscita; creazione di ztl); sviluppare progetti di motivazione alla mobilità sostenibile, rivolti ai giovani (premi, progettazione partecipata della ciclabilità,…)

4.                 Utilizzo 10% contravvenzioni per ciclabilità

Destinare come stabilito dalle normative la quota di proventi derivanti dalle contravvenzioni alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile con criteri di trasparenza sugli introiti e gli usi delle entrate economiche derivanti dalle contravvenzioni

5.                 Parcheggio bici negli spazi condominiali e nelle strutture del Comune

Modifica della normativa vigente per superare il limite ad oggi esistente della necessità di una delibera specifica adottata dall’assemblea condominiale per poter parcheggiare la bicicletta negli spazi comuni. I parcheggi bici dovrebbero inoltre essere estesi a tutte le strutture del Comune (Scuole, Uffici, Centri sportivi, etc.)

6.                 Doppio senso di circolazione per le biciclette

La circolazione in doppio senso per le biciclette nei sensi unici è sempre ammessa quando i limiti di velocità sono posti a 30 Km/h, anche in presenza della sosta sul lato sinistro della carreggiata, senza vincoli di larghezza minima, recependo quanto già sperimentato a livello locale e normato in altri paesi europei.

7.                 Formazione alla mobilità sostenibile

Introdurre corsi di educazione alla mobilità nuova, e in particolare ciclistica, da inserirsi nella programmazione e nel POF (piano dell’offerta formativa) nelle scuole di ogni ordine e grado e prevedere uno specifico corso per i tecnici ed amministratori locali

8.                 Prevedere campagne di pubblicità

Individuare i proventi per effettuare campagne di sensibilizzazione e promozione della mobilità sostenibile (ad es. 1% della pubblicità auto, trasferimento di quote degli introiti derivanti a vario titolo dalla motorizzazione).

9.                 Campagna per il rispetto degli attraversamenti pedonali

Fare attività di monitoraggio, verifica, attuazione e rinforzo dei principi contenuti nell’art. 191 del Codice della Strada evidenziando la precedenza dei pedoni negli attraversamenti pedonali e sviluppare un’adeguata campagna di comunicazione.

10.             Infortunio in itinere

Si richiede inoltre una Delibera da parte di tutti i Consigli comunali per richiedere che lo spostamento in bici casa-lavoro sia riconosciuto dall’INAIL alla pari del trasporto pubblico.

Ricordiamo infine che occorre garantire sempre il rispetto del Codice della Strada vigenteassicurando la certezza della pena per chi contravviene

Il ciclista? E’ pericoloso e indisciplinato. Un secolo di accuse contro chi pedala

22 Nov

Il refrain che batte sull’indisciplina del ciclista non nasce oggi, ha più di un secolo di storia alle spalle. Dagli anni in cui la bici s’impone come mezzo di trasporto, chi pedala è sempre stato messo sulla graticola per la sua presunta pericolosità rispetto agli altri utenti della strada, anche se l’evidenza – da sempre – testimonia il contrario. Pubblico alcuni estratti di un bel saggio dello storico Carlos H Caracciolo pubblicato sulla rivista Lancillotto e Nausica: Salvate le zanzare. La bicicletta e lo spazio stradale durante il ventennio fascista.

[Negli anni Venti] il traffico stradale è un teatro in cui quotidianamente la società esprime se stessa: logiche, priorità, contraddizioni, tensioni, gerarchie si manifestano attraverso codici, regolamenti e comportamenti concreti. […] Nonostante il loro numero piuttosto esiguo, le automobili ormai la facevano da padrone sulle vie cittadine e di campagna. […] L’opinione dominante all’epoca rispondeva alla logica del diritto alla velocità, ovvero del diritto della velocità. […] Uno studioso della circolazione stradale, Piero Gambarotta, poteva affermare: «il fine essenziale dell’automobile, e cioè della circolazione moderna, è la velocità», e quindi «bisogna assecondarla in tutti i modi». Anzi, occorre «permettere all’automobile di correre, poiché questo è il suo scopo, questa la ragione per la quale è venuta al mondo». Gambarotta asseriva che l’automobilista deve diventare “davvero” il «re della strada, re rispettato e non detestato, e anche un po’ temuto (il che non guasta)». Tutto ciò in virtù dei diritti della velocità, i quali devono essere «finalmente e ufficialmente precisati e resi noti a tutti». Dal canto suo, l’Automobile Club Italiano (allora Raci) annunciava «il crepuscolo della bicicletta»: il ciclista era solo un «povero paria della strada, che si vale della bicicletta perché i suoi mezzi non gli permettono di valersi dell’automobile », e la bicicletta era ormai destinata a diventare un «ordigno preistorico». […]

Intanto i quotidiani riportavano ogni giorno le cronache di incidenti stradali. L’incompatibilità della circolazione ciclistica e automobilistica si rifletteva infatti nel crescente e allarmante numero di sinistri. La sicurezza stradale diventò un argomento all’ordine del giorno per le autorità ad ogni livello. Secondo le statistiche pubblicate dal comune di Milano, durante il 1929 furono investiti 840 pedoni: dei quali 412 da automobilisti, 36 da motociclisti, 208 dai tram, 129 da carri e furgoni, e 53 da biciclette. Si deve considerare che il numero di veicoli in circolazione a Milano era allora di circa 11.500, tra autovetture private e pubbliche, più una cinquantina di autobus, di fronte a non meno di centomila biciclette. Malgrado queste cifre, il ciclista non poté togliersi la cattiva fama di utente della strada indisciplinato e pericoloso e lo si cominciò a chiamare «zanzara della strada», benché – dopo il pedone – fosse quello più a rischio sulla strada. Le accuse sulla responsabilità degli incidenti si incrociavano tra i diversi interessati: pedoni, automobilisti, ciclisti. Ma questi ultimi, malgrado fossero sempre assolti dalle statistiche venivano il più delle volte considerati come i maggiori responsabili delle sciagure stradali. «Non esitiamo a credere che la gran parte degli incidenti luttuosi della strada sia determinata, direttamente o indirettamente, dalla imprudenza, o addirittura dalla incoscienza di ciclisti…», si leggeva in un saggio di diritto stradale. Secondo “Il Politecnico”, la storica e prestigiosa rivista di scienza e tecnologia applicata, i ciclisti erano i massimi responsabili dell’insicurezza stradale perché «non si curano di nessuno dei loro doveri, e […] quasi sempre sono le cause principali degli incidenti spesso gravi e mortali».

La mobilità urbana per i grillini? Autosilos, funivie e, soprattutto, automobili automobili automobili

21 Nov

Qual è la ricetta grillina per uscire dal perenne ingorgo metropolitano? Semplice: sostituire i parcheggi sotterranei con gli autosilos, abolire i biglietti cartacei dei bus perché diventano in fretta spazzatura, costruire funivie e cabinovie urbane per collegare le periferie col centro storico, sorvegliare i semafori con le telecamere e, soprattutto, tranquillizzare gli automobilisti garantendo che non verrà fatto nulla per limitare il loro sacrosanto diritto a perdere ore e ore in mezzo al traffico, allo smog, al rumore.

Non scherzo (purtroppo). E’ scritto tutto nero su bianco nel Programma Trasporti del Movimento 5 Stelle di Roma. L’obiettivo della strategia grillina per la Capitale è chiaro. Si sbraita demagogicamente contro bersagli facili (i numerosi cantieri dei garage sotterranei o la parentopoli Atac, l’azienda del trasporto pubblico), ma non si mette in discussione la facoltà di utilizzare l’auto dove, come, quando si vuole.

Puntiamo a ridurre il numero di auto – scrive nella premessa del suo piano per la mobilità M5S –  a livelli in linea con le più virtuose capitali europee“. Bene. Uno che punta realmente a questo target dovrebbe farsi due conti: oggi il 66% dei romani si sposta in auto, la media delle altre metropoli europee è sempre inferiore al 50%. Morale: bisogna togliere la macchina da sotto il culo ad almeno mezzo milione di romani che la usano quotidianamente e spiegare anche come è concretamente possibile raggiungere questo risultato. Chi mi spiega perché si dovrebbe ridurre del 16% o più il traffico motorizzato facendo crescere i parcheggi verso l’alto anziché verso il basso? Mettendo panchine coperte alle fermate dei bus? Abbassando lo stipendio dei dirigenti Atac? Costruendo funivie/cabinovie urbane nelle periferie più penalizzate dalla inadeguatezza dei collegamenti col centro della città? Tutte queste straordinarie trovate, più che eliminare la congestione,  condannerebbero la Capitale ad un altro mezzo secolo di ingorgo e, peggio, a un secolo di presa per il culo internazionale. Già che c’erano potevano mettere sul piatto, insieme alle cabinovie, pure il Colorado Boat, l’Ortobruco Tour e la Magic Mountain. L’effetto sul traffico è identico, ma vuoi mettere il divertimento.

Ortobruco Tour

Magic Mountain

In realtà, a parte la premessa iniziale, non c’è un solo punto del programma in grado di produrre davvero una riduzione dell’altissima densità automobilistica di Roma (dove ci sono il triplo dei veicoli presenti a New York o Tokio), ma un mero calcolo elettorale: anche quelli dell’ora basta! e del vaffa day non hanno il coraggio di invertire la rotta dicendo che almeno 500mila romani (patentati e dunque maggiorenni e dunque potenziali elettori) da domani mattina devono rinunciare alle quattro ruote. E’ molto più rassicurante, in vista del voto amministrativo,  sommare banalità, incompetenza e quelle azioni evergreen già presenti nel vecchio programma elettorale di Alemanno e di tanti sindaci prima di lui:  completamento dell’anello ferroviario,  modernizzazione del trasporto pubblico, telelavoro, megaparcheggi…

Forse sbaglio io a prendere sul serio il loro programma, così come ho sbagliato a compulsare quello del neo sindaco Pizzarotti a Parma, immaginandolo pieno di novità e trovandolo colmo di banalità. Magari quella dei grillini è solo un’iniziativa comica, cabarettistica. E allora se l’obiettivo è quello di passare una serata in allegria, do volentieri il mio contributo alla pubblicizzazione del loro appuntamento romano di lunedì prossimo quando, presso un’associazione ricreativa (ecco, appunto!), M5S presenterà la sua città piena di funivie, rotatorie, parcheggi multipiano e tanto, tanto, tanto traffico.

NoAuto, la nuova funzione Google per gli spostamenti urbani

20 Nov

Infallibile, intuitivo, gratuito e facile da usare, NoAuto è un software on line (presto anche un’app per smartphone) che segnala i percorsi su cui  è possibile fare a meno dell’automobile per i propri spostamenti. Bastano quattro clic. Ecco come funziona.

1. Collegarsi a Google e sulla barra degli strumenti in alto cliccare su Maps come indicato nella figura.

2. Scrivete il nome della vostra città nell’apposita stringa in alto (ad esempio Parma), poi cliccate nel menu a sinistra su indicazioni stradali e a questo punto inserite il punto di origine dello spostamento e la destinazione (ad esempio da via Martiri della Liberazione a via Giuditta Sidoli). A questo punto cliccate sul tasto Trova Indicazioni Stradali.

3. Sulla mappa vi appare ora in blu il percorso più breve, mentre nella colonna di sinistra è segnalata la distanza in chilometri. Nel caso dell’esempio per passare da una parte all’altra della città si devono percorrere solo 6.900 metri.

4. A questo punto con un ultimo clic potete verificare qual è il mezzo di trasporto migliore per effettuare il percorso cliccando in alto a sinistra sulle iconcine dei vari veicoli. In questo caso, ad esempio, cliccando  su auto vi apparirà l’indicazione:

England 2 Italia 0. In Uk la bici è una priorità per il Governo. E in Italia? Zero!

19 Nov

Il sindaco di Londra, Johnson, fotografato mentre va al lavoro

La sicurezza delle strade e in particolare quella dei ciclisti è una priorità per Londra e per il governo britannico. Inizia così la nota con cui L’Ambasciata britannica a Roma ha comunicato di volersi schierare al fianco della campagna #salvaiciclisti in occasione della manifestazione nazionale #bastamortinstrada che si è tenuta venerdì in oltre 30 città italiane. Pubblico integralmente la nota ufficiale della British Embassy così com’è. No comment. Non c’è bisogno.

In un momento di crescente diffusione dell’uso della bicicletta nel Regno Unito, la sicurezza delle strade e in particolare quella dei ciclisti è diventata una importante priorità dell’amministrazione cittadina londinese e del governo britannico.

Secondo uno studio della London School of Economics and Political Science, ormai un quarto della popolazione britannica va abitualmente in bicicletta: uno stile di vita che porta all’economia del Paese un contributo di oltre 3 miliardi e mezzo di euro. È questo il valore del “prodotto ciclistico lordo” calcolato dall’università sulla base di fattori come la produzione e la vendita di biciclette e il valore dell’indotto del settore. Lo studio ha anche rilevato i benefici economici per il sistema sanitario nazionale derivanti dal migliore stato di salute dei cittadini che fanno un uso quotidiano della bicicletta. Si stima infatti che un incremento del 20% nell’uso della bicicletta entro il 2015 porterebbe le casse della sanità pubblica a risparmiare fino a 65 milioni di euro.

Intanto, la città di Londra si sta rendendo protagonista di una vera e propria rivoluzione ciclistica, con un piano che mira ad incrementare del 400% – rispetto ai dati del 2001 – l’utilizzo della bicicletta nella capitale britannica entro il 2026. Tre sono i filoni della Cycling Revolution London: l’introduzione di un servizio di bike sharing, che vede ad oggi quasi 18 milioni di tratte effettuate in poco meno di due anni da circa 180mila utenti registrati; un sistema di 12 “superstrade per ciclisti” – quattro delle quali sono già attive – che entro il 2015 collegheranno le periferie al centro di Londra costituendo un percorso diretto, rapido e sicuro per quei pendolari che già si spostano in bicicletta e per chi vuole iniziare a farlo; e i “quartieri amici dei ciclisti”, iniziativa nell’ambito della quale 13 municipi periferici di Londra hanno ricevuto finanziamenti per migliorare infrastrutture e servizi per i ciclisti e promuovere l’uso della bicicletta e la consapevolezza dei pericoli della strada.

È proprio la sicurezza stradale al centro di una campagna promossa dal Ministero dei Trasporti britannico. THINK CYCLIST punta ad incoraggiare ciclisti e automobilisti ad avere una maggiore attenzione reciproca, attraverso semplici e utili accorgimenti, come guardare due volte prima di attraversare un incrocio, fare attenzione ad auto e biciclette vicine quando si compie una svolta, segnalare le proprie intenzioni e farsi spazio a vicenda sulla strada, per migliorare la sicurezza stradale e prevenire gli incidenti.

Pierluigi Puglia, portavoce dell’Ambasciata, ha ricordato che “l’obiettivo del governo britannico di diminuire il numero delle vittime delle strade, tra cui molti pedoni e ciclisti, è comune a quello di #salvaiciclisti. È per questo che siamo oggi a fianco della campagna in occasione della manifestazione organizzata in seguito al terribile incidente che ha causato la morte della giovane ciclista lodigiana”.