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Scrivere con i piedi (e vincere un premio)

24 Apr

Giacca antivento Pistard

Preparate cicloparole e cicloimmagini. Corriere.it sta raccogliendo testi e foto che raccontano le quotidiane esperienze da ciclista urbano, quelle belle e quelle brutte. Il miglior testo e il migliore scatto saranno premiati con accessori da perfetto biker metropolitano. In palio una fantastica borsa urban-chic in camera d’aria riciclata Hell’s Kitchen e la performante giacca antivento e antipioggia Pistard in tessuto elastico e ultraleggero.

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Sviste Ciclabili

24 Apr

La prova provata che le piste ciclabili le progettano automobilisti-sindaci e automobilisti-ingegneri (tanto poi loro vanno in macchina, mica in bici) sta in questa carrellata di sviste ciclabili internazionali, strafalcioni tanto evidenti quanto frequenti che spero arricchirete anche voi segnalando e postando nuove fotografie.

Prendiamo subito in esame una classica svista ciclabile: il palo in mezzo alla carreggiata. Nella ciclopista romana “Attento!” (foto1), a metà di una discesa, ce n’è uno di grosse dimensioni (così anche il più incauto pedalatore può vederlo prima di sbatterci contro). 

Foto 1. Roma, pista Attento!, Viale delle Belle Arti

In Inghilterra un pool di ingegneri (foto 2 e 3) usa il palo come standard progettuale: in diverse località hanno infatti replicato pali gemelli.

Foto 2. Pali gemelli

Foto 3. Pali gemelli

 

Naturale variazione di questa tipologia di ciclabile è la pista spot, dove a fare le veci del palo è il cartellone pubblicitario. Peraltro la reclame dell’esempio (foto 4) è particolarmente azzeccata: km zero. Già, quanti metri puoi fare se incroci un affare del genere?

Foto4. Roma, ciclopista "Spot", via delle Milizie

Oxford e Greenwich (foto 6 e 7) sono due straordinari esempi della soluzione tecnica escogitata per obbligare i ciclisti a rispettare lo stop.

Foto 6. Stop a Oxford

Foto 7. Stop a Greenwich

 

Altra infrastruttura assai imitata è la ciclabile a ostacoli. A quella di Roma – la pista Edwin Moses – la giuria internazionale del concorso “Automobilista Bastardo” ha assegnato l’oscar all’unanimità (foto 8).

Foto 8. Roma, ciclopista "Edwin Moses" in via Giuseppe Berto

Nello stesso concorso il premio ciclabile slalom lo ha conquistato, giustamente, la pista londinese “Alberto Tomba” (foto 9), mentre una speciale menzione della giuria è andata alla ciclopista di Honolulu, ispirata ai sinuosi movimenti delle danze tradizionali hawaiane e col dettaglio del tombino inghiotti-copertoncini incorporato (foto 10).

Foto 9. Londra, ciclopista slalom

Foto 10. Honolulu, ciclopista "Aloha"

Si richiama alla tradizione locale anche l’architetto australiano che ha disegnato la ciclabile boomerang (foto 11), che si spinge fino a un certo punto e poi per magia costringe al dietrofront.
 
Foto 11. Sidney, ciclopista “Boomerang”
 
Le variazioni sul tema boomerang sono praticamente infinite, come testimoniano la ciclabile milanese “Senza via di uscita” (foto 12), 

Foto 12. Milano, ciclopista "Senza via di uscita"

la ciclabile di Edimburgo “Anda e rianda” (foto 13)

Foto 13. Edimburgo, Anda e Rianda

o le due ciclabili modenesi “‘ndovai?” (foto14)
 
 
e “aho, ti ho detto ‘ndovai?” (foto 15).
Foto 15. Modena, aho, ti ho detto ndo vai?
 
Ingegneristicamente sofisticata è la ciclabile navigabile (Foto 16), riservata a ciclisti esperti e in possesso di patente nautica
 

Foto 16. Roma, ciclabile navigabile

 
mentre è addirittura geniale la cicloscalinata (foto 17 ), che costringe il pedalatore a salire per 6 piani per poter proseguire.
 
 

La mia preferita, però, è la più ecologica: la riciclopista riciclabile (foto 18), itinerario per due ruote disseminato di contenitori per la raccolta differenziata.

Foto 18. Gateshead, riciclopista riciclabile

 
Poi si torna ai classici: la ciclosogliola di Manchester (foto 19)
 

Foto 19. Manchester, ciclosogliola

la ciclosogliola con parcheggio bus schiacciaciclisti incorporato (Edimburgo, foto 20)

Foto 20. Edimburgo, ciclosogliola

e la ciclotrappola, altra infrastruttura per le due ruote diffusissima (nella foto 21 un esempio modenese).

Foto 21. Modena, ciclotrappola

Grazie al quotidiano lavorio degli automobilisti abbondano le piste cicloparcheggio (foto 22 e 23 )

Foto 22. Milano, via Vittor Pisani

Foto 23. Melegnano, via Zuavi

E chiudiamo con una short-pist, una short-list delle piste ciclabili più corte del mondo (foto 24-31)

Foto 24. Bristol

Foto 25. Liverpool

 

Foto 26. Glasgow

 
 
  

Foto 27. Leeds

Foto 28. Leeds

 

Foto 29. Leeds

Foto 30. Woodford Bridge

Foto 31. South Croydon
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 L’unica nota di speranza arriva dal Comune di Roma dove il sindaco Alemanno, preoccupato dei troppi incidenti che coinvolgono i ciclisti, ha deciso di correre ai ripari. Un team di tecnici e ingegneri della sicurezza stradale ha infatti progettato il nuovo logo (foto 32) per segnalare la presenza di una ciclabile che comparirà su tutte le piste capitoline a partire dal prossimo mese di giugno.
 

Foto 32. Roma, segnalazione stradale pista ciclabile

 
P.S. Un particolare ringraziamento a Lara Come, Ciclostile Modena, l’Abici Melegnano, Francesco Tagliavini, Franco Cipollone e a tutti quelli che hanno segnalato immagini o si sono fatti amichevolmente sottrarre le proprie fotografie.

Chi vincerà la maglietta rosa del Giretto d’Italia?

11 Apr

Ventisei città si sfidano a colpi di pedale martedì 3 maggio e a vincere non sarà il Comune più veloce, ma quello dove per strada si conteranno più ciclisti in circolazione.

Prima del giro ciclistico, quest’anno si disputa il Giretto d’Italia, una gara tra i centri urbani dove la bici è maggiormente utilizzata come mezzo di trasporto (tra questi Bolzano e Ferrara, Pisa e Reggio Emilia, Parma e Lodi…, ma anche alcune cenerentole delle due ruote come Roma, Milano e Bari).  La corsa se l’aggiudica la città dove il 3 maggio su alcuni itinerari selezionati si conteranno più ciclisti in circolazione sul totale dei mezzi in transito. E sempre il 3 maggio diventa dunque la prima giornata nazionale a scuola e al lavoro in bici.

Il Giretto d’Italia precede il Giro e anche la Giornata nazionale della bicicletta organizzata dal Ministero dell’Ambiente, che si tiene l’8 maggio, di domenica. Ecco, se uno vuol fare una giornata della bici, deve farla di martedì (come il Giretto) e non di domenica, segnalando con la giornata scelta che il ruolo assegnato alla bici è quello di mezzo per lo sport o il tempo libero e non mezzo di trasporto per gli spostamenti quotidiani.

Ma quanti caspita di ragazzini ci stanno in questo cavolo di Paese?

17 Feb

Non uso la bicicletta perché ho paura del traffico. E’ questa la prima giustificazione addotta dai mancati ciclisti. Ergo, deduco io, la paura del traffico li spinge ad usare l’automobile per spaventare i ciclisti. Mmmmm… C’è qualcosa che non torna… Se il traffico fa paura, perché tutti continuano ad alimentarlo?

Ecco, appunto, l’alimentazione. Non uso la bicicletta perché faccio la spesa. Evidentemente se ti puoi permettere di andare in bici è perché la spesa te la fa la mamma o la colf. Mmmmm… Dunque questo perenne ingorgo urbano sarebbe generato da una massa di persone che fa la spola tutti i giorni e a tutte le ore tra fruttivendolo e fornaio? Il mio fruttivendolo è assai scettico.

Sciocca, mica ci sono solo latte e biscotti, pasta e caffé. Non uso la bicicletta perché accompagno i bambini a scuola. Evidentemente se ti puoi permettere di andare in bici è perché i bambini a scuola te li accompagna la mamma o la colf. Mmmmm… Eh no. Ora m’incazzo. A parte che non c’ho la colf, mi chiedo: ma quanti cazzo di ragazzini ci stanno in questo cazzo di Paese? No perché visto che ci sono 33 milioni di automobili allora vuol dire che ci sono 33 milioni di ragazzini da accompagnare a scuola…  Attenzione. Sto per dare una pessima notizia a tantissimi connazionali: visto che i bambini in età scolare (dai 3 ai 14 anni) sono solo 5 milioni e mezzo vuol dire che ci sono almeno 27,5 milioni di automobilisti che si spostano in macchina da soli convinti però di accompagnare i figli a scuola. E questo, almeno, spiega perché nel traffico ci sia così tanta gente con le rotelle fuori posto.

La bici è da passeggio

14 Feb

Nel mio palazzo abitano tre vedove, tutte e tre a modo loro simpatiche. Mi capita di incrociarle per le scale, nel cortile, davanti al portone. Quando succede di mattina, va più o meno così: esco da casa con la bici per andare al lavoro, scambiamo due parole, ci salutiamo. Io mi allontano dicendo “buona giornata” e la replica, indipendentemente dal fatto che ho incontrato l’una o l’altra, è sempre la stessa: “buona passeggiata!”.

Sabato sera mi hanno prestato un’automobile per andare, il giorno dopo, a fare una passeggiata fuori città. La domenica mattina, verso le otto e mezza, salgo in macchina mentre una delle tre vedove esce dal portone. Scambiamo due parole, ci salutiamo. Io le dico: “buona giornata” e lei di rimando “buon lavoro!”.

Ogni mattina un ciclista si sveglia…

10 Feb

Ogni ciclista ha i suoi nemici: a Milano bisogna guardarsi dai Suv con quelle barre antibufalo che demolirebbero un elefante del Kruger. A Brits, cittadina sudafricana tra Pretoria e Rustenburg, bisogna guardarsi le spalle dai leopardi. Un felino, infatti, ha aggredito un ciclista di 32 anni che stava percorrendo la strada tra Dikololo e Assen. Il biker, coriaceo, ha lottato con l’animale riuscendo a farlo fuggire e se l’è cavata con un po’ di tagli alla schiena.

Morale della favola: ogni mattina, a Milano, un ciclista si sveglia e sa che deve correre più in fretta dei Suv; ogni mattina, a Brits, un ciclista si sveglia e sa che deve correre più in fretta dei leopardi. Quando il sole sorge, non importa se sei un ciclista milanese o africano: è meglio che cominci a correre.

 

L’automobilista è cattivo

7 Feb

Si può essere portati a pensare, innocentemente, che tra un automobilista e un ciclista non ci siano molte differenze a parte il mezzo di locomozione utilizzato per spostarsi in città. Non è così. I due soggetti sono diversi per carattere, temperamento, personalità, desideri, inclinazioni. Si tratta di due precise e distinte evoluzioni antropologiche.

L’automobilista è cattivo. Senza nessun motivo gli capita di uccidere ciclisti, pedoni, mamme e bambini, altri automobilisti, amici, fratelli, sorelle, genitori, coniugi e, talora, anche se stesso.
Il ciclista non ha mai fatto male a nessuno.

Il ciclista è una persona che sceglie di rinunciare all’automobile.
L’automobilista è una persona costretta a rinunciare alla bicicletta. Non c’ha il fisico adatto.

L’automobilista è la totale perdita di biodiversità. Chiuso nell’abitacolo è solo una targa, al più un modello, una cilindrata, una carrozzeria.
Il ciclista è uno straordinario individuo, una creatura unica che – anche nel traffico – ha un volto, un corpo, armoniose movenze umane.

Il ciclista può portare la bici a casa.
Anche diversi automobilisti hanno provato a fare altrettanto. Il dottore dice che quando smettono di fare brumm brumm e di mostrare il dito medio al vicino di letto forse interrompono gli psicofarmaci.

L’automobilista paga bollo, carburante, parcheggio, assicurazione, multe, autolavaggio, carrozziere, meccanico, elettrauto, gommista, revisione, cambio olio, freni e pasticche…
Il ciclista gli fa: prrrrrrr!

Cinque ciclisti che percorrono insieme un tratto di strada sono un gruppo di amici pronti a nuove e fantastiche avventure. Cinque automobilisti insieme in una vettura sono un guidatore e quattro passeggeri impantanati nel solito ingorgo quotidiano.

L’automobilista paga svariate migliaia di euro una cosa che va da 0 a 100 in 4,2 secondi e che può toccare i 212 chilometri orari. Poi, in città, si sposta a una velocità media di 3 kmh.
Il ciclista paga poche centinaia di euro o anche molto meno una cosa che può andare alla velocità che lui è in grado di imprimergli. Poi, in città, si sposta effettivamente alla velocità che lui è in grado di imprimergli.

Il ciclista sa sempre tutto quello che gli serve per muoversi.
L’automobilista non potrebbe fare un metro se la strumentazione di bordo non gli ricordasse portiera aperta/chiusa, luci accese/spente, freccia inserita/disinserita, livello di carburante, pressione degli pneumatici…

L’automobilista ha un meraviglioso hi-fi, 12 altoparlanti, 4 woofer, due subwoofer, bluetooth incorporato, motion sensor, monitor touch panel e advanced sound retrive.
Il ciclista ha la musica dentro.

Il ciclista, all’occorrenza, può caricare la bicicletta su un’automobile. Sa come si fa.
L’automobilista non può caricare l’automobile su una bicicletta. Non sa come si fa.

L’automobilista la mattina si sveglia, monta in macchina, perde mezz’ora nel traffico e mezz’ora alla ricerca di un parcheggio, scende, va in palestra, si cambia, fa mezz’ora di cyclette, si fa la doccia, si riveste, monta in macchina, si fa un’altra mezz’ora di traffico e perde un’altra mezz’ora alla ricerca del parcheggio, scende, arriva in ufficio. Incazzato come una bestia.
Il ciclista la mattina si sveglia, monta in bici e dopo venti minuti è al lavoro. Sorridente come non mai.

Il ciclista è una macchina perfetta.

L’automobilista è alla mercè di una macchina imperfetta.