La bici va oltre la bici

8 Nov

Uno sguardo sulla mobilità nuova in un articolo di Simone Dini del movimento #salvaiciclisti. E’ stato scritto per l”ultimo numero de La nuova Ecologia (non ha un blog, lo pubblico io)

Paese curioso, il nostro. Le facce più gettonate sono stirate da chili di botox, montate su grossi seni e sodi glutei, innalzate sui troni televisivi dell’insipienza. Son lì che ancora cercano le ricevute delle vacanze, promettono investimenti in Italia in conference call dagli Usa, si dedicano alle rottamazioni dei ruderi e affrontano i postumi dei baccanali lungotevere. Sono queste le facce che fanno notizia, che più o meno abusivamente occupano il frontespizio di questa povera penisola, arrivata alla resa di conti non più procrastinabili.

Eppure… eppure ci siamo assuefatti anche a questo. L’indignazione popolare non tiene il passo con tutti gli scandali e sotto sotto serpeggiano noia e rassegnazione. In questo moto ipnotico del male che perpetra se stesso, all’inizio di ottobre si è inserito un bug. A Reggio Emilia, in occasione degli Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova, abbiamo assistito al trionfo dell’insolito. Si sono viste altre facce. E hanno fatto notizia, altroché! Perché nel Belpaese che ha fatto la resistenza ma mai una rivoluzione il semplice esercizio di cittadinanza può balzare all’onore delle cronache. Esperti di progettazione, di battaglie, di vita, di mobilità si sono dati appuntamento nella città più ciclabile d’Italia per tentare di dare forma al proprio futuro, prima che (non) ci pensasse qualcun altro senza arte né parte.

Qualcuno si è sforzato di darne una definizione sensazionalistica – “democrazia partecipativa”, “spinta dal basso”, “cittadinanza attiva”, “movimenti”, “spontaneismo” – senza coglierne l’essenza più vera ed elementare: il senso di cittadinanza. Quella cittadinanza che ti fa lavorare a qualcosa che porta benefici per tutti, senza tornaconti personali. Che ti rende responsabile dello spazio che vivi, creatore e fruitore al tempo stesso. Quella cittadinanza arcistufa di demandare ad altri ciò che può benissimo farsi da sé, perché ha voglia, competenze e motivazioni.

Al di là dei tecnici, del comitato scientifico, dei politici e degli amministratori, a Reggio si è vista quell’Italia che pretende di decidere del proprio destino, che non si affida al primo che si presenta con una soluzione preconfezionata. Un segnale confortante, non per il futuro della mobilità ma per il presente di questo paese.

Si è parlato di bici, certo. Si è lavorato ininterrottamente per produrre visioni e proposte operative e nell’aria aleggiava una consapevolezza nuova, finalmente discesa sui più come una benedizione: la bici non è un gioco, non è un attrezzo sportivo e neanche un mezzo di trasporto. Non è passione meccanica, né feticcio alla moda. La bici è un piede di porco. Un grimaldello per scardinare un vecchio, inefficiente, liberticida, irrazionale paradigma di vita. Una soluzione semplice ad alcuni dei problemi più complessi delle nostre società. La bici va oltre la bici. È stato bello constatare che questa idea fosse la base di partenza delle discussioni, e non la conclusione. Siamo pronti per guardare oltre.

Arrivederci all’anno prossimo, agli Stati generali della mobilità nuova.

9 Risposte to “La bici va oltre la bici”

  1. StefanoM 8 novembre 2012 a 08:17 #

    Semplicemente perfetto.
    Non fa una piega.

    http://www.archiviobici.it

  2. Frillobyte 8 novembre 2012 a 09:41 #

    è un pezzo bellissimo 🙂

  3. Federico Del Prete 8 novembre 2012 a 17:19 #

    Grazie Simone! Simone l’Ispirato.
    Federico Del Prete

  4. camillo (@ubik_66) 9 novembre 2012 a 11:22 #

    Bello, leggendolo mi è venuta speranza per il futuro…

  5. ares pecorari 10 novembre 2012 a 09:18 #

    Dal 29 Ottobre 2010 TRIESTE IN BICI va oltre la bici.

    Piacere. Ares Pecorari, indipendente, triestino e sportivo da generazioni, ho giocato per anni a Hockey a livello agonistico e poi mi sono dedicato alla diffusione dello sport tra i più giovani. Appassionato delle rotelle e delle ruote, ho fondato TRIESTE IN BICI per promuovere un’attività sana e divertente come soluzione ai problemi di mobilità della Città.

    Con il cuore di chi ama Trieste unito alla bici, simboli con cui raggiungere grandi risultati(1° traguardo: UNA RETE CICLABILE URBANA A TRIESTE), trattiamo temi che riguardano Trieste e i suoi abitanti, per mettere a fuoco un metodo, che sia il futuro di un rapporto tra cittadini e politica, uno strumento a favore della gente(non dei partiti), una rete, un modo di fare squadra con cui TRIESTE, città del “NO SE POL”, possa riprendersi la forza di un sogno collettivo e sia più facile la vita per i giovani di ogni età.

    triesteinbici group
    triesteinbici page
    triesteinbici blog
    @triesteinbici su Twitter
    aderente al movimento #SALVAICICLISTI

    • lerane 10 novembre 2012 a 10:02 #

      e allora vai con Trieste in Bici

  6. andrea di Amici della bicicletta cagliari 29 novembre 2012 a 20:20 #

    Cagliari è, da sempre, una città con basso tasso di ciclisti in movimento.
    Sono invece molti i ciclisti che si spostano per sport, nei fine settimana, lungo le strade che escono dalla Città, intesa come area vasta .
    Sono molti i ciclisti che usano la bicicletta nella zona del Poetto e potrebbero essere molti di più: il Poetto si raggiunge, dal centro di Cagliari, attraverso strade di largo traffico come viale Diaz e viale Poetto.
    Noi ciclisti urbani (che utilizziamo la bicicletta come opportunità di svago ma anche come mezzo di trasporto) chiediamo con fiducia al Sindaco e alla nuova Amministrazione del Comune di Cagliari, di predisporre nell’ambito della viabilità cittadina due piste ciclabili, prioritarie se si vuole cominciare ad inserire Cagliari fra le città che promuovono una mobilità leggera.
    La pista più importante per Cagliari è certamente quella che collega il centro intermodale di piazza Matteotti con Marina Piccola, passando per via Roma, viale Diaz e viale Poetto.
    La seconda, per importanza, è l’Anello attorno al Centro Storico ( via Dante, piazza Giovanni XXIII, via dei Giudicati, via Liguria, via Is Mirrionis, piazza S. Michele, viale s. Avendrace, viale Trieste, via Roma).
    Non sono necessari grandi lavori né grandi spese, ma – come avviene nelle grandi e meno grandi città italiane e straniere – la volontà di definire uno spazio dedicato nelle strade citate, che sono ampie abbastanza da consentirlo.
    E soprattutto è necessario avere la volontà politica di inaugurare in Città una nuova era in favore della mobilità leggera, con tutto ciò che questo comporta in termini di diritti e di rispetto delle persone e dell’ambiente.
    Amici della bicicletta Cagliari
    29 novembre 2012

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