Cicli Barco, la sostenibile leggerezza del telaio (Ciclopedia)

19 Ott

C’è una bella differenza tra la bici fatta come si faceva una volta e la bici artigianale e guardando il lavoro di Cicli Barco si capisce che talvolta la nostalgia per le produzioni d’antan è irrazionale e contraddittoria. All’abilità umana, all’esperienza, alla maestria artigiana – per risultati di eccellenza – si deve infatti affiancare la tecnologia, sfruttando al meglio l’evoluzione dei materiali e dei macchinari per evitare difetti e imperfezioni e per tirare fuori il meglio dai tubi e dalle geometrie di un telaio.

La storia. Uno dei posti dove bicisnob ha trovato questa combinazione tra manualità, destrezza operaia, padronanza della tecnica, ricerca e innovazione è proprio Cicli Barco, coppia di fratelli telaisti di Piazzola sul Brenta, nel padovano. Il viaggio di Ciclopedia parte da loro per caso, visto che me ne ha parlato con entusiasmo e dovizia di particolari un amico di cui mi fido ciecamente proprio mentre stavo partendo per Padova. In ogni caso se mi chiedessero un consiglio su un posto dove farsi fare un telaio su misura loro comparirebbero nella lista dei preferiti. Per vari motivi. Il primo, lo confesso, è che mi piace la loro storia. Il padre di Alberto e Maurizio Barco è stato telaista della Torpado dal 1947 e i figli hanno appreso il mestiere da lui, cominciando ad aiutarlo ad assemblare bici fin da piccoli. Crescendo sono stati assunti come operai dalla Scapin e quando il vecchio Umberto Scapin (che aveva fondato nel 1957 la casa di biciclette) ha deciso di andare in pensione e di vendere tutto alla Cicli Olympia loro hanno scommesso su se stessi. Nel 2007, facendo un grande sacrificio economico, hanno comprato le macchine su cui avevano lavorato per decenni come dipendenti e si sono messi in proprio. “La decisione di Scapin di smobilitare ci ha messo di fronte a una scelta – racconta Alberto Barco – trovarci un lavoro da manovali o tentare di proseguire l’attività che sapevamo fare e che ci piaceva fare”. Hanno scelto. Nel giro di cinque anni sono diventati i fornitori dei prodotti di alta gamma di alcuni marchi leader di bici italiane (mi hanno pregato di non scrivere i nomi dei brand per cui realizzano telai per un vincolo di riservatezza col committente, ma vi assicuro che si tratta di star delle due ruote, sia storiche che emergenti). Esportano inoltre in Germania e negli Stati Uniti.

La produzione. Le linee proposte sono essenziali, sobrie ed eleganti, con alcune chicche particolarmente azzeccate: i forcellini posteriori a conchiglia, ad esempio, sono una sorta di marchio di fabbrica, una firma che rende riconoscibili le bici che producono per altre case. Le geometrie dei telai le progettano e le disegnano da soli: Maurizio Barco ha programmato una personale versione di AutoCad che, una volta inseriti i dati del futuro proprietario del mezzo, consente di sfornare tutte le customizzazioni possibili senza perdere l’equilibrio complessivo. Realizzano telai su misura per qualunque tipo di bicicletta in acciaio, acciaio XCr inossidabile, acciaio e carbonio e interamente in carbonio. Per l’acciaio saldato a Tig o per la saldobrasatura ad argento con le classiche congiunzioni utilizzano tubi Columbus (nel 90% dei casi) o Dedacciai. I tubi vengono sgolati con frese computerizzate che consentono una precisione al decimo di millimetro, fondamentale per un perfetto accoppiamento delle varie parti. Insomma, il processo è meccanizzato dove serve, mentre la manualità e l’esperienza intervengono nelle fasi della saldatura, della saldobrasatura e della finitura a mano. L’XCr, acciaio di derivazione militare assai complicato da lavorare, viene “legato” con la Tig pulsata. La corrente della torcia di saldatura  è immessa ad impulsi facendo sì che l’arco divenga più stabile e che la generazione termica riportata sul giunto saldato sia inferiore. In questo modo si garantisce che la superficie dei tubi scaldata sia ridotta al minimo, riducendo la possibilità di alterare le caratteristiche del tubo stesso e riuscendo a rendere uniforme l’altezza e la larghezza della saldatura. Continuano inoltre a studiare e sperimentare soluzioni innovative, non solo per i telai da corsa, da mtb e da downhill, ma anche per le forcelle e gli ammortizzatori. Del carbonio, invece, capisco poco e parlo meno. Faccio solo notare che un telaio Barco da corsa in carbonio pesa 1,15 chili, quello in XCr 1,4. Voto acciaio per tutta la vita, anche se pesa “ben” 250 grammi in più.

Perché lo consiglio, a chi lo consiglio e a chi no. E’ un prodotto made in Italy, di nicchia, è un’azienda familiare: Fabiola, la moglie di Alberto, si occupa delle relazioni esterne, mentre il figlio sta arricchendo il nuovo sito web. Progetti, materiali e saldature sono di alta qualità, così come la cura dei dettagli e la capacità di cercare soluzioni (come uno speciale bagno antiossidante) per rendere la bici più longeva e performante. E poi ho notato due particolari che per me fanno la differenza. Alberto, che ha guidato la mia visita nel capannone industriale di Cicli Barco, è una persona gentile, di una gentilezza antica, seria e riservata. E chi possiede una qualità come questa, a mio giudizio, la mette anche nel mestiere che fa: mi piace l’idea di pedalare una bici gentile. Inoltre nel modo di lavorare e nel descrivere le varie fasi della produzione si legge la passione per il mestiere di telaista e la soddisfazione di realizzare cose fatte bene. Più concretamente si può dire che per una bici da corsa professionale o una mtb da competizione è una buona scelta perché si bypassano i marchi à la page (che magari si riforniscono proprio da loro), si può partecipare al processo di personalizzazione e si spende meno rispetto alle somme richieste dal brand famoso. Se invece siete occasionali della bici o cercate un mezzo che vi porti da casa al lavoro o a passeggio nei boschi una volta ogni chissà quanto lascerei perdere: ci sono buone entry level fatte in serie che svolgono stupendamente questo compito. Cicli Barco potrebbe essere una buona opzione (ma non mi rimproverate poi d’avervi fatto spendere un sacco di soldi) anche per i ruotafissati all’ultimo stadio, quelli che già si sono assemblati più di una scattofisso partendo da telai vintage e aspirano ora a un telaio che calzi addosso perfettamente, con caratteristiche uniche, più leggero e reattivo. E i prezzi? Naturalmente variano a seconda del materiale e a seconda della complessità del prodotto. Diciamo che un telaio in acciaio per una fixie a congiunzioni può arrivare ai mille euro senza forcella mentre un XCr (sempre senza forca) per una bici da corsa costa circa il doppio. L’officina sforna tra i 50 e i 100 telai firmati Barco l’anno e per averne uno bisogna aspettare sei settimane o giù di lì. Se siete interessati potete andare a Piazzola sul Brenta oppure sbirciare sul sito e chiedere info via mail. Se compilate il questionario con le vostre misure, riceverete in cambio una serie di schede tecniche e foto che vi guideranno nella scelta della soluzione su misura per voi. Se volete assemblano anche con la vostra componentistica, se no vi divertite da soli. Spediscono in tutto il mondo, ma… non contattateli solo per curiosità, sono solo in due a mandare avanti la baracca.

Un’ultima cosa. Questa voce di Ciclopedia su Cicli Barco è frutto della mia visita in officina, della mia soggettiva valutazione e di notizie raccolte tra amici e conoscenti. Sta a voi commentare, chiosare, integrare, correggere per rendere questa informazione il più utile possibile agli altri lettori. Perciò forza, commenti a manetta e segnalate altre cose che vorreste leggere su Ciclopedia. La prossima recensione: Milano, La Stazione delle Biciclette.

Cicli Barco, via R.Watt n°7 Piazzola sul Brenta (zona industriale) – Padova www.ciclibarco.it http://www.facebook.com/cicli.barco

(ultimo aggiornamento 18 ottobre 2012)

7 Risposte to “Cicli Barco, la sostenibile leggerezza del telaio (Ciclopedia)”

  1. alessandro ciapanna 19 ottobre 2012 a 09:29 #

    Il lato migliore di questo strano paese… Bel post.

    • lerane 19 ottobre 2012 a 11:04 #

      Vero Alessandro. E inoltre è confortante sapere che le imprese (non sollo quelle di bici ovvio) che puntano alla qualità del prodotto generalmente hanno meno difficoltà di altre

  2. Matteo Scarabelli 19 ottobre 2012 a 15:46 #

    bravo bicisnob! per il post, ma soprattutto per l’idea di ciclopedia. non so se alla stazione delle biciclette troverai tutta questa ars artigiana, di sicuro, anche lì, troverai delle biciclette gentili. buona strada!

    • lerane 19 ottobre 2012 a 15:53 #

      grazie Matteo Scarabelli, in realtà spero di trovare lettori gentili che conoscono i posti di cui scrivo e dicano qual è stata la loro esperienza… una pedalata tira l’altra …

  3. Graziano 19 ottobre 2012 a 17:16 #

    Evviva il “Made in Italy”

  4. drughino Yari 22 ottobre 2012 a 20:26 #

    L’Artigiano è la cosa che più ci avvicina all’imperfezione che si trasforma in perfezione, l’artigiano rende unico il ripetersi di un gesto e lo fa nella perfezione, delle sue imperfezioni, La bicicletta è il mezzo più vicino all’uomo.

  5. Simonedi' 22 ottobre 2012 a 21:35 #

    I telai Barco sono gioia per gli occhi e per la guida.
    I telaisti Barco, il meglio che c’è sulla piazza, sia in termini di competenza e capacità, che di umanità e disponibilità.
    “Mi piace l’idea di pedalare una bici gentile” è un pensiero che condivido in toto.
    Ho amato la mia prima visita nella loro officina; ho amato tutto il processo che ha portato al telaio finito, fatto di mail, condivisione di idee e periodici aggiornamenti sullo stato dei “lavori”; ho amato la pazienza e la disponibilità infinite di Alberto e Fabiola (e anche Maurizio, con cui ho parlato solo una volta); amo tutt’ora, perdutamente, la bici che guido ogni giorno.
    Che dire? Un telaio Barco è una di quelle cose che si tramandano… sperando che l’erede si fermi (o arrivi) alle tue stesse misure.😉
    Brava Bicisnob! Ciclopedia parte col botto.

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