La bici, le tasse, il furto

17 Ott

Carico di buone intenzioni, l’assessore alla mobilità di Milano (Pier Francesco Maran) ha preso carta e penna e ha scritto al Ministro Clini dicendogli che bisogna fermare i ladri di biciclette. “Un mercato illegale – scrive Maran – che ha purtroppo una dimensione internazionale: non è raro che le biciclette trafugate vengano spedite dai ricettatori in altri Paesi, oltre che in alcuni mercatini locali“.

Come pensa Maran di porre freno al fenomeno? “E’ necessaria un’iniziativa nazionale, che vada oltre le sporadiche e insufficienti iniziative pensate localmente per dotare di targa le due ruote – afferma l’assessore milanese – Per questo, conoscendo la Sua attenzione verso  i  temi  della  mobilità  sostenibile, Le chiedo un intervento che individui le modalità utili ad istituire un sistema di registrazione per le biciclette, con regole chiare e uniformi su tutto il territorio italiano. Questa “anagrafe” delle due ruote sarebbe un primo passo efficace per rompere il circuito della ricettazione e rendere tracciabile il mezzo e un segnale concreto di attenzione verso i ciclisti e di collaborazione verso le amministrazioni locali che si stanno impegnando a diffondere l’uso della bicicletta e una maggiore attenzione per l’ambiente”.

No, fermi tutti, calma e sangue freddo. Il ladro di biciclette è un deterrente all’uso quotidiano della bicicletta (soprattutto quando portando a segno il colpo priva l’utente del suo veicolo), ma mai quanto lo sarebbe un’eventuale tassa di possesso sulla bici e un’assicurazione obbligatoria per il ciclista. E tra le due cose, purtroppo, ossia tra un”anagrafe delle due ruote simile al Pra e un balzello sulla bici la pedalata è breve. Date all’agenzia delle entrate un database coi dati anagrafici di tutti i ciclisti e un sistemino per estorcergli quattrini lo troveranno senz’altro, con l’aiuto delle compagnie di assicurazione che non vedono l’ora di trovare un’altra categoria da spennare (P.S. peraltro se t’imbatti in un ladro te la giochi, ma se t’imbatti in Equitalia o nelle assicurazioni a delinquere sono guai seri).

In realtà il bello della bici sta proprio nella sua leggerezza (anche amministrativa e burocratica) e nella sua impersonalità che, però, è vero, la rende più esposta ai furti. Allora, che fare? La prima cosa: scordarsi l’anagrafe nazionale, il PRB, il pubblico registro delle biciclette e ragionare su altri sistemi di sicurezza attiva e passiva. Quelli attivi, più efficaci (lucchettoni e catenone a parte), sono le scelte dei Comuni: rastrelliere dove poter legare il telaio e non la ruota anteriore a sgancio rapido, parcheggi custoditi in prossimità delle stazioni ferroviarie e delle principali fermate del metro, controlli più attenti delle polizie locali nei luoghi dove si sa che si spacciano bici rubate, il permesso generalizzato di poter parcheggiare nei cortili condominiali e negli uffici… Tra i sistemi passivi, invece, un sistema di punzonatura che coinvolga solo produttore e cliente: il produttore punzona il telaio e consegna al cliente, insieme alla bici, il certificato di proprietà. Non c’è nessuna schedatura, nessuna anagrafe nazionale, ma un documento e un numero di serie che attesterà in caso di furto chi è il legittimo proprietario della bici e scoraggerà, più che i ladri, gli eventuali acquirenti di bici rubate che sapranno così che un veicolo senza certificato di proprietà del costruttore è di assai dubbia provenienza. Qualche azienda del settore, peraltro, già lo fa. E non a caso le sue bici sono meno rubate di altre.

Però, caro Maran, apprezziamo il fatto che lei si sia posto il problema. Ed è per questo che siamo sicuri che già domani mattina darà il suo contributo al contrasto dei furti  incaricando i tecnici comunali di studiare rastrelliere più efficaci e funzionali.

6 Risposte to “La bici, le tasse, il furto”

  1. lerane 17 ottobre 2012 a 15:49 #

    Reblogged this on Rassegna Stanca.

  2. StefanoM 17 ottobre 2012 a 16:19 #

    Sono arci-contrario anche io nel trasformare la bici in un qualsiasi altro veicolo targato, però un’anagrafe o un registro possono servire agli utenti per visualizzare la bici rubata e non incorrere in incauti acquisti, oppure segnalare al legittimo proprietario che la sua bici è stata avvistata in una certa zona. Insomma andiamoci cauti. Niente bollo e targa, ma diamoci una mano da noi stessi con iniziative che rimangano al di fuori della pubblica amministrazione (e dei pubblici balzelli).

    http://www.archiviobici.it

  3. nomefalso 17 ottobre 2012 a 21:45 #

    no alla targa per le bici. Diffidate degli assessori del PD e dei loro staff che dietro la “mobilità sostenibile” nascondono politiche lucrative a danno dei ciclisti.

  4. ciclospazio 17 ottobre 2012 a 22:20 #

    Noi del CicloSpazio (Bari) punzioniamo una targa sul telaio della bici, con lo stesso apparecchio che usano a Padova o a Torino, e nel contempo fotografiamo la bici e la mettiamo online in una parte del nostro sito denominata Anagrafe della Bici e la stampiamo sul retro della tessera dei nostri soci insieme ai dati salienti e ad un codice Qr. Perchè è vero che le bici hanno spesso il numero di telaio del costruttore, ma non tutte, non quelle “vecchie” e non quelle a poco prezzo proveniente sempre più spesso dalla Cina, ed è anche altrettanto vero che quando mi rubano la bici se voglio ritrovarla devo allertare quante più persone possibile dell’avvenuto furto. Avere una foto della bici online e una targa che non si può nè cancellare nè coprire con una bombolettata o un adesivo e, soprattutto, avere 3.700 contatti facebook più quelli del sito che ti leggono e vedono la foto della bici, più la Polizia che sa che la targa BA 00100 CS è di una bici anagrafata CicloSpazio, più il Qr applicato sulla bici che ti riporta alla pagina personale della bici anagrafata, più il fatto che la nostra anagrafe è consultabile da tutti, diversamente da altre anagrafi nazionali, per cui basta scrive su google BA 00100 CS per avere subito il risultato dell’anagrafe e vedere subito di che bici si tratta, insomma tutto ciò fà sì che la bici diventi meno appetibile ai ladri (una nostra bici è stata rintracciata dopo il furto e il ladro aveva provato a coprire la targa con ben tre adesivi per cercare di non far sentire al tatto la punzonatura) e che sia possibile immediatamente sapere se è rubata o meno (scrivendo su google la targa o fotografando il Qr applicato sul telaio) tagliando le gambe ai ladri e rivenditori di bici di dubbia provenienza e rendendo possibile la restituzione del mezzo al legittimo prorpietario in caso di ritrovamento della bici. Abbiamo preferito usare una targa con numeri consecutivi e non il codice fiscale proprio per rendere la bici slegata dai dati anagrafici del proprietario. Siamo giunti a questo sistema dopo aver a lungo studiato i vari sistemi esistenti in Italia. Sicuramente il nostro metodo è perfezionabile, ma da noi, per ora, funziona bene (abbiamo recuperato il 33 % delle bici rubate ai soci, e la Polizia ci chiama quando trova bici sospette con la nostra targa)
    http://www.ciclospazio.it

    • lerane 18 ottobre 2012 a 07:47 #

      Interessante sistema

    • Marco Bielli 18 ottobre 2012 a 10:19 #

      Ottima cosa. Ancora meglio sarebbe se le anagrafi di Torino (dove ho marchiato la mia bici), Padova e Bari fossero in contatto tra loro.

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