Automobilista, ti amo

15 Ott

L’automobilista non è il mio nemico. Io amo il singolo automobilista.

Lo amo perché è un potenziale ciclista urbano: il numero di persone che usano la bici cresce perché ci sono automobilisti che scendono dalla macchina e iniziano a pedalare. Lo amo  perché condivide con me l’irritazione (sentimento negativo e positivo insieme) nei confronti di una mobilità che provoca solo perdite di tempo, di soldi, di salute, di sicurezza.

Amo il singolo automobilista perché è così teneramente ingenuo da pensare che difendere la mobilità automobilistica sia un suo interesse e così facendo, al contrario, tutela solo gli affari di petrolieri, assicuratori, case automobilistiche, sindaci e governanti che lo usano come salvadanaio: a loro non interessa che l’automobilista si muova, gli basta che paghi. Lo amo perché inizia a capire che oramai la macchina non è più uno status symbol e che, al contrario, è la qualità e l’efficienza dello spostamento il vero motus symbol. Lo amo perché non è più disposto a sborsare migliaia di euro ogni anno in cambio di una esasperante immobilità. Lo amo perché si lascia così infantilmente influenzare dalla pubblicità che sarà sufficiente sostituire la propaganda sull’auto con spot sulle bici per convincerlo in un nanosecondo a rottamare la macchina.

Lo amo perché è il mio alleato più numeroso, perché la sua stanchezza e il suo stress da ingorgo si trasformeranno in massa critica per obbligare gli amministratori pubblici a cambiare marcia, a rivoluzionare il modo di muoversi in città. E poi amo il singolo automobilista perché è il mio passato, perché un tempo anch’io sono stata automobilista.

Amo l’automobilista. Davvero.

10 Risposte to “Automobilista, ti amo”

  1. Bricolage 15 ottobre 2012 a 08:51 #

    haahah che bel post!

  2. Vincenzo Nizza 15 ottobre 2012 a 09:06 #

    Trovo che questo articolo sia la migliore delle risposte ed il miglior atteggiamento che noi ciclisti possiamo offrire e tenere verso la società intera. Soprattutto a seguito di affermazioni e opinioni – in parte biasimabili – ma rispettabilissime – si legga l’articolo di Alberto Mucci del 13/10 su linkiesta.it dal titolo “Che noia i ciclisti snob. Piccolo Monito ai ciclisti e a tutti quelli che stanno pensando di diventarlo” – che vedono i ciclisti come un “club” un po’ naïf e con la “puzzetta sotto al naso”.

  3. mirtillo7578 15 ottobre 2012 a 09:20 #

    e di fronte agli scooter, ecco, mi chiedevo… no, perché se l’automobilista posso arrivare ad amarlo, lo sccoterista milanese delle 8e30 del mattino mi fa una certa…

  4. Vincenzo Nizza 15 ottobre 2012 a 10:26 #

    La miglior risposta ed il miglior modo di pensarci ciclisti, soprattutto in risposta a chi – osservazioni biasimabili ma talvolta corrette – come Alberto Mucci su linkiesta.it del 13 ottobre titolava “che noia i ciclisti snob. Piccolo monito ai ciclisti e tutti quelli che stanno pensando di diventarlo”.

  5. hujuice 15 ottobre 2012 a 13:14 #

    Hahaha, e io amo te!

  6. alessandro ciapanna 15 ottobre 2012 a 14:23 #

    Ah, ma se e’ cosi’, lo amo anche io…😉

    • lerane 15 ottobre 2012 a 14:24 #

      l’ho sempre pensato che è l’amore che muove il mondo

  7. vespista2001 15 ottobre 2012 a 21:50 #

    All you need is love, ma quelli che hanno fretta gia alle 6,00 AM, di amarli proprio non mi viene spontaneo.

  8. camillo (@ubik_66) 17 ottobre 2012 a 09:09 #

    stamattina, come raro accadimento, mi sono recato al lavoro in macchina. Abito a RM, non uso quasi mai la macchina per andare in ufficio, tranne rarissime occasioni (e stamane era una di quelle, avevo diversi giri da fare fino a tarda sera e mi era impossibile andare in bici e complicato con i mezzi pubblici). In genere uso i mezzi pubblici e, ogni volta che posso, la bici. Mi reputo quindi un “quasi” ciclista urbano, se non in frequenza almeno in filosofia di vita e di trasporto. In questo periodo sto leggendo 3 libri, in contemporanea, sulla filosofia e pratica ciclistica, Bike Snob di Eben Weiss, No Bici di Alberto Fiorillo e salva i ciclisti di Pietro Pani, oltre a frequentare vari blog e gruppi di clicisti sul web. Insomma, sono addentro alla materia. Stamattina quindi, proprio dietro il parabrazza e seduto al volante, guardano gli sparuti ciclisti che mi passavano accanto (pochi, troppo pochi…), mi chiedevo se in quel momento, guardando loro me, mi odiassero come appartenente alla categoria di “automobilista” o mi amassero, magari intuendo che in quel momento non li stavo tradendo, ma avevo solo la necessità di andare in macchina, ma nell’animo e nello spirito ero lì in mezzo alla strada a pedalare con loro. Insomma, tutto questo per dire che, a volte, per caso o necessità, dobbiamo ridiventare automobilisti anche noi. L’importante è esserlo con coscienza e con rispetto per gli altri, a qualunque catagoria essi appartengano.

    • lerane 17 ottobre 2012 a 10:56 #

      Camillo, mi piace anche la punteggiatura di quello che hai scritto. Grazie!

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