Le buone ragioni dei 30 all’ora

10 Set

Sulle pagine milanesi di Repubblica è uscito oggi questo intervento di Legambiente sul limite di 30 all’ora nei centri abitati.

COLGO al volo la palla alzata nei giorni scorsi da Repubblica per rilanciare sul dibattito per una Milano a 30 all’ora: i tempi sono sicuramente maturi per discuterne, grazie anche alla riflessione sulla città resa possibile dall’avvio di Area C come inizio di una politica di governo e moderazione del traffico urbano. Milano si è scoperta più bella, vivibile e funzionale semplicemente riducendo di un terzo il traffico in centro. E ora non è davvero il caso di fermarsi, la moderazione del traffico deve diventare una strategia per la città, agendo su due versanti: la sosta e la velocità.

Sulla sosta, chiunque visiti una città europea ne ritorna con disgusto verso quell’incrostazione urbana che risulta dalla infestazione di auto in sosta in ogni strada e piazza, ma anche gran parte dei marciapiedi e molti spazi verdi di Milano. L’immagine di questo consolidato laissez-faire a spese dello spazio urbano sarebbe semplicemente inconcepibile in una via di Lione, Barcellona o Monaco, ma è tollerato in nome del quieto vivere in tutta la città.

La limitazione della velocità a 30 all’ora in città invece sembra ancora troppo. Va bene in ambiti circoscritti, ma in tutta la città diventa eccesso di zelo al limite del fondamentalismo. Eppure… in modo chiaro e documentato il dossier tecnico predisposto dai sostenitori della campagna per i 30 all’ora urbani (si può firmare su change.org) ci informa che questo “estremismo” è la realtà quotidiana in cui vivono oltre 70 milioni di tedeschi. Un popolo che ama le Volkswagen e la velocità, nei telefilm come sulle proprie autostrade, sceglie però di vivere in quartieri dove non si rischia di venir investiti uscendo di casa. Di più: affacciarsi su una zona 30 è diventato un requisito essenziale perché un immobile trovi un acquirente. A Chambery l’introduzione progressiva della zona 30 si è accompagnata a una riduzione di quasi il 90% degli incidenti stradali con danni alle persone. E lo stesso risultato si è misurato anche nella megalopoli londinese. Meno incidenti poi significa anche meno costi, per le finanze pubbliche – costi sanitari – e per le imprese – per il minor ricorso a periodi forzati di assenza da lavoro per le cure. Così come si rileva che non è affatto vero che andando a 30 all’ora si inquina di più che facendo girare il motore a una marcia più alta, semmai è vero il contrario, ovviamente con uno stile di guida più accorto. Tutt’al più gli automobilisti dovranno abituarsi a un ricorso più parsimonioso e leggero al pedale dell’acceleratore, risparmiando anche sul costo del pieno di benzina. Tutto ciò sarebbe vessazione ai danni degli automobilisti? A me pare solo una iniezione di buon senso nel governo della mobilità.

Damiano Di Simine,  Presidente Legambiente Lombardia

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