Usare la testa non solo per poggiarci il casco

3 Ago

La discussione sull’obbligatorietà o meno del  caschetto per i ciclisti continuerà a lungo e dividerà (inutilmente a mio giudizio) le persone in favorevoli e contrarie, facendo il gioco di chi (come ho già detto) mira a spostare l’attenzione dal reale busillis. Chiedo a tutti di usare la testa per ragionare e non come piedistallo per il casco. Proviamo?

1) A cosa serve il casco? A limitare i danni alla testa in caso di incidente.

2) Cosa provoca l’incidente? I ciclisti possono cadere da soli, scivolare, perdere l’equilibrio. Tuttavia la totalità degli oltre 260 incidenti mortali del 2010 (l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati completi) si verifica sempre – e sottolineo sempre – in seguito a un urto con un veicolo a motore.

3) Cosa determina la gravità dell’incidente? Le conseguenze dell’impatto tra un ciclista e un veicolo a motore sono direttamente proporzionali alla velocità del veicolo. Investire una persona a 50, a 75 o a 100 all’ora equivale a spingerla giù dal balcone del terzo, del settimo o del tredicesimo piano di un palazzo.

4) Serve il casco? In alcuni casi sì, ma nell’impatto con un veicolo che viaggia a 50 all’ora (talora anche meno) no. Diversi studi internazionali sottolineano che il suo uso riduce in maniera poco significativa la mortalità. Avevano tutti il caschetto, ad esempio, gli otto ciclisti uccisi a Lamezia Terme, falciati da un’automobile.

5) A questo punto c’è il domandone: ammettiamo per assurdo che il casco contribuisca a dimezzare la mortalità tra i ciclisti. Si tratta di 130 vittime in meno ogni anno. E’ un bel numero o no? E risparmiare 130 vite non giustificherebbe l’obbligatorietà del casco? Che rispondete?

E allora: considerando che le vittime sono 260 e che si possono salvare tutte limitando la velocità dei veicoli a motore, perché molti (a partire da Quattroruote) parlano di obbligatorietà del casco e non di obbligatorietà di una velocità massima per i veicoli a motore nelle aree urbane di 20 o 30 chilometri orari? E invece che di questo si parla del casco…  come se per le nostre città si aggirasse un cecchino e la polizia, anziché dargli la caccia, invitasse gli abitanti a comprarsi un bel giubbotto antiproiettile…

Possiamo continuare a parlare per giorni, mesi, anni, ma pedoni e ciclisti uccisi non muoiono perché non hanno il casco, ma perché qualcuno li mette sotto. Volete che vi dica che il casco è utile? Non solo lo dico, lo uso pure. Ma a salvare la mia pelle e la vostra, purtroppo, non sarà il caschetto, ma l’impossibilità che un’auto possa legalmente viaggiare a una velocità in grado di ucciderci.

6 Risposte to “Usare la testa non solo per poggiarci il casco”

  1. zeo 2 agosto 2012 a 16:02 #

    ecco appunto. andiamo avanti che la strada per la ns sicurezza è ancora molto lunga.

  2. marcaurelioiii 2 agosto 2012 a 16:18 #

    Non sono d’accordo. In pratica si dice il casco non serve se una macchina ti investe a 50 Km/h, ma allora questo ragionamento lo potrebbero fare anche quelli che utilizzano la moto e dire che in città il casco non serve perchè se una macchina ti investe a 50km/h allora sei fregato lo stesso.
    Secondo me è una grossa fesseria questa che il casco non serve, al contrario se è provato che a 50 km/h il caschetto non funziona, allora vuol dire che si dovrebbero usare dei caschi più resistenti, tipo la scodella che prima si utilizzava sulle moto e che ora è vietata!!!

    • rccs 2 agosto 2012 a 19:46 #

      E la corazza no?

    • Losco 3 agosto 2012 a 06:05 #

      Continuiamo a spostare l’attenzione sul soggetto sbagliato. Il problema è l’auto che può andare a 50 km/h in una strada dove non solo ci sono i ciclisti ma spesso e volentieri anche i pedoni.

      • marcaurelioiii 3 agosto 2012 a 10:36 #

        Beh allora se ragioniamo così anche sui 50ini non dovrebbe essere obbligatorio il casco….

  3. Marco 31 agosto 2012 a 20:14 #

    Penso se il casco sia utile, ma non strettamente necessario per le bici. Certo che il problema rimane quello di aggiungere un obbligo al soggetto meno considerato, meno parte del sistema, almeno, dato che è innegabile che la strada sia a misura d’auto. Il casco è, almeno per quanto ho capito, relativo alla velocità non dell’altro ma del veicolo su cui si è, la logica è questa. E’ sbagliata? Se un tir investe una moto, il casco non serve quasi mai, ma se la moto sbanda e si cade sì. Se la bici sbanda e si cade, ci si fa una ferita e basta, di solito. Se la bici è presa sotto da una macchina penso che le probabilità di salvarsi non siano alzate di molto dal casco, ma è solo un’impressione personale. Con la logica che dipende dall’altro i pedoni dovrebbero andare in giro come Sir Lancillotto, essendo i più vulnerabili. Ma dire alla parte più fragile di difendersi a sue spese per far proseguire un sistema pieno di utenti più potenzialmente pericolosi che hanno o avrebbero il diritto di continuare a metterlo in difficoltà è appunto spostare l’attenzione con una logica per cui si è responsabili del danno subito, insomma: esposti due volte e intanto le cose restano come sono perchè “sono normali”, mentre la maglia più frizionata della catena è quella a cui si dice di essere più resistente, pena un giudizio d’inadeguatezza non di tutto quello in cui è inserita ma della sola parte danneggiata. Questa è una strategia automatica conservativa, del genere: se tossisci per l’inquinamento, dato che l’inquinamento è ovvio e ineliminabile per principio e non discutibile, allora il problema sono i tuoi bronchi. Soggetto dell’adeguamento sei dunque tu, non il pm10, mentre il mezzo è un qualsiasi cosa ti rimetta in sesto, che poi servirà di nuovo quando inevitabilmente, dato che nulla è cambiato, tornerai a tossire. Se questo succede troppo spesso il pm10 non c’entra perchè non si bada all’elefante. Dunque l’unica è puntare il dito sulla poca resistenza all’ambiente che “va pur bene a tanti altri” (Stile “se ogni volta succede x e a gli altri no, allora non puoi essere che tu”). Tante cose si argomentano pur di non cambiar abitudini.

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