Alberto Fiorillo, autore di “nobici”, racconta le diverse categorie di ciclisti, da quello della domenica al ciclista impegnato, concentrandosi sul mondo dei ciclisti urbani, quelli che danno un grande contributo alla mobilità cittadina anche in termini di riduzione del traffico e dell’inquinamento.
2 Risposte a “La bici è status o motus symbol?”
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n paziente attesa di Cities fit for cyclists, i 50mila cittadini bicimuniti, che hanno partecipato a #Salvaciclisti, si specchino nel pamphlet di Alberto Fiorillo e avviino una salutare autocritica, ove si ritrovassero in snobistica compagnia di fighetti dell’ultima ora, a cavallo di costosissime bici, simboli più che di ecologici ideali di spocchiose (s)manie esibizionistiche, che Fiorillo stana al provocatorio grido di “No Bici”.
Evitino poi i succitati di incrociare Paolo Bellino, con bici ed eloquio senza freni nello stigmatizzarli, personificazione verace del mitico ciclista di Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi, per il quale una bici non poteva pesare meno di 40 chili.
Di freni manco parlarne.
Evocato, nel divertimento generale, dalla bella voce dell’attrice Giselle Martino, il brano relativo al campionario di smarruppate caratteristiche, che una bici doc doveva possedere secondo lo spassoso guareschi-pensiero, puntualmente riportato in NO Bici.
Fiorillo è responsabile Aree Urbane di Legambiente, di forte impegno civile e robusta vena sarcastica, felicemente sottolineata da Gian Antonio Stella nella prefazione di “ Scurriculum. Viaggio nel’Italia della demeritocrazia” ( Paolo Casicci - Alberto Fiorillo).
Sollecitato da Angelo Melone di Repubblica, ha offerto una sponda di leggerezza al problema emergenziale della mobilità cittadina e agli indomita militanti della bici.
Con una buona dose di garbata ironia ha tracciato un quadro esilarante della tipologia di un certo tipo di ciclista.Vedi breve estratto:
” La bici contemporanea, anzi, è sempre più cool, è per molti giovani una cosa che non “ti” porta, ma “si” porta. S’indossa come un capo di abbigliamento, è l’abito del dandy e dell’hipster, del fighetto e del controfighetto. Come dire: l’apparenza in canna. Inoltre la bici è ecologica ed economica, è un motus symbol, una critical mass, il tratto distintivo dello snob e della “sciura”, la recente e immacolata icona dei pubblicitari, il simpatico gadget per l’assiduo cliente, l’attrezzo sportivo, la beauty farm, l’antitrombotico naturale, il giocattolo del bimbo, la compagna di passeggiate, persino un’idea filosofica, un mantra, il paradigma della lentezza o della velocità umana e non motorizzata, il tramite per riscoprire il proprio corpo e il proprio io”
Ce n’è abbastanza per sollecitare Bellino, (cos)tretto da troppo tempo su scomoda sedia, ad un nuovo intervento, sintetizzabile in un atto di fede nella bici magistra vitae et motus (lui lo ha detto meglio).
E’ toccato al presidente di Lega Ambiente, Vittorio Cogliati Dezza sottolineare che, nonostante il grande successo della mobilitazione di #Salvaiciclisti, l’atteggiamento antropologico di automobilisti e biciclettisti non è cambiato e non giova creare nuovi feticci e contrapposizioni.
Come dire, non c’è relazione di Confcommercio, invocazione deleuziana a decrescita felice, aumento delle accise,inquietanti statistiche di incidenti, dandysmo modaiolo che tenga, se non intervengono precisi innovativi interventi politici ed amministrativi, che riportino il problema della mobilità tra le priorità del Paese, a creare percorsi virtuosi.
Se per aumentare gli spostamenti in bici la componente moda aiuta, ben venga.